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Battaglia di Hastings (1066)

Storia > Battaglie Storiche > Battaglie dal 1000 d.C. al 1500 d.C.

Luogo: Hastings, Inghilterra
Data:
14 ottobre 1066
Forze in Campo:
Normanni contro gli Anglosassoni
Esito:
Decisiva Vittoria Normanna
Comandanti: Normanni:
Guglielmo I Normandia -  Anglosassoni: Harold Godwinson

Tutto aveva avuto inizio molto tempo prima, quando Edoardo il Confessore aveva aderito all'ideale monastico della castità rinunciando a procreare eredi diretti, anche se si era assoggettato alla cerimonia formale del matrimonio con la figlia del conte Godwin di Wessex. Così, nel 1051, aveva promesso il trono a Guglielmo duca di Normandia, cugino un tempo ripudiato, in cambio di un eventuale aiuto contro lo strapotere del suocero. Quest'ultimo morì poco dopo in esilio e suo figlio Aroldo, mentre visitava la Normandia nel 1064-65, non ebbe difficoltà a riconoscere, giurando sulle sacre reliquie, il diritto di Guglielmo a rivendicare a tempo opportuno il trono d'Inghilterra. Ma la morte di Edoardo, avvenuta il 5 gennaio 1066, rese la successione estremamente confusa: all'erede più diretto, Edgardo Atheling appena bambino, l'assemblea dei nobili (Witan) preferì Aroldo Godwinson, di più lontana discendenza regale ma dall'abilità già provata e dal prestigio affermato. Non si trattò di un'usurpazione, perché l'Inghilterra non era mai stata strettamente legata a una legge di successione ereditaria e scartare dal trono i minorenni era una norma abbastanza consueta; del resto Edoardo, sul letto di morte, aveva fatto anche il nome di Aroldo. Il titolo era comunque per più ragio-ni contestabile e scatenò l'opposizione del deluso Guglielmo e quella, in verità meno legittima, di Araldo Hardrada, re di Norvegia. A complicare la vita al nuovo re d'Inghilterra contribuì anche la sete di potere di uno dei suoi fratelli, Tostig, che aveva abbracciato la causa del re di Norvegia con cui marciò contro Aroldo, proprio mentre Guglielmo di Normandia invadeva a sua volta l'Inghilterra. Battuti Tostig e Hardrada il 25 settembre 1066 a Stanford Bridge, presso York, Aroldo si precipitò nel sud per affrontare Guglielmo che sbarcava con il suo esercito a Pevensey. Il 13 ottobre Aroldo giungeva nel Sussex dove fortificò sommariamente la "collina del melo bianco"; qui schierò i suoi uomini su una posizione che, secondo il modo di combattere in uso tra i Sassoni, doveva essere praticamente imprendibile. I fatti dimostrarono il contrario.

La Genesi:

Il 28 settembre dell'anno di grazia 1066 un esercito guidato da Guglielmo duca di Normandia sbarcava a Pevensey, sulla costa meridionale dell'Inghilterra, per muovere contro Aroldo Godwinson dei Sassoni, conte di Wessex, riconosciuto sovrano d'Inghilterra alla morte di Edoardo il Confessore. Il campo scelto da Aroldo era il contrafforte isolato di un'altura posta sei miglia a nord-ovest di Hastings, sul margine meridionale della grande foresta di Andredsweald. La collina non aveva anco-ra un nome e non presentava nessun segno distintivo se non un "melo bianco". In seguito, sulla sua sommità sarebbero sorti l'abbazia e il villaggio di Battle. Lo scontro tra Normanni e Sassoni iniziò nella mattina inoltrata del 14 ottobre e, quando scese la sera, Guglielmo aveva strappato ad Aroldo la vittoria, il regno e la vita.

Le Forze in Campo:

Come per molte altre battaglie antiche e medievali, non è facile dare cifre precise sul numero dei contendenti. Questa è una stima desunta dalle varie fonti dell'epoca, e come tale deve essere considerata con cautela. Normanni: Franco-fiamminghi sotto il comando di Guglielmo Fitzosbern e di Eustachio di Boulogne: 300 arcieri, 800 fanti, 300 cavalieri. Normanni sotto il comando diretto del duca Guglielmo: 800 arcieri, 2.000 fanti, 1.100 cavalieri. Bretoni sotto il comando di Mano di Bretagna: 400 arcieri, 1.000 fanti, 600 cavalieri. Sassoni: 1.500 housecarls, 6.500 fyrd, 700 contadini con armamento di fortuna.

La Battaglia:

Il corpo del valoroso re sassone giaceva in vetta al colle, circondato da tutti i suoi housecarls che erano morti senza abbandonare la posizione; i superstiti si erano dispersi in tutte le direzioni, lungo i sentieri dell'Andredsweald invasi ormai dalle tenebre. Dopo essere sbarcato sulla costa inglese, più o meno tra le attuali cittadine di Hastings e di Pevensey, il duca Guglielmo decise di marciare su Londra per occupare la città prima che l'esercito sassone di Aroldo rientrasse da nord dove aveva sconfitto i Norvegesi. I Normanni mossero lungo l'antica strada che fin dai tempi dei Romani collegava Hastings a Londra. Ma Aroldo si era mosso rapidamente e con una serie di marce forzate aveva già riportato il grosso della sua armata, salvo forse gli arcieri, a sud di Londra. Ora dirigeva verso la costa, proprio lungo la strada che Guglielmo stava risalendo in senso inverso. I due eserciti si incontrarono sei miglia a nord di Hastings, là dove la strada scendeva in una stretta vallata paludosa per risalire, dopo circa 400 metri, i fianchi di una collina detta in seguito Senlac Hill. Alla sua sommità, dove in seguito sorse Battle Abbey, Aroldo fece schierare l'esercito sassone nella consueta compatta formazione del muro di scudi, sicuro che i fianchi scoscesi della collina potessero proteggere la sua fanteria dalla cavalleria normanna. Egli, con 500 dei suoi housecarls, prese posizione dietro le linee, al centro della collina, lasciando il comando delle due ali ai suoi fratelli Gyrth e Leofwine. L'esercito normanno si schierò nella vallata sottostante, disposto su tre file: prima gli arcieri, poi i fanti pesanti, più indietro i cavalieri. Al centro dello schieramento stava Guglielmo con il contingente normanno, alla sua sinistra i Bretoni di Mano di Bretagna, alla destra i Franco-fiamminghi comandati dal siniscalco Guglielmo Fitzosbern e da Eustachio conte di Boulogne. Gli arcieri di Guglielmo diedero inizio alla battaglia con un fitto lancio di dardi che tuttavia si dimostrò inefficace. I Sassoni stavano infatti in posizione più elevata rispetto ai Normanni e le frecce si conficcavano nei loro scudi senza conseguenze. Per questo il duca ordinò alla fanteria di attaccare la collina. I fanti normanni, pesantemente corazzati, si avviarono su per il pendio sotto una pioggia di giavellotti, frecce e pietre scagliate dai difensori, ma apparve subito chiaro che il muro di scudi sassone restava saldo. Nemmeno il rinforzo di numerosi gruppi di cavalleria mandati a scaglioni all'attacco della collina riuscì a cambiare le sorti dello scontro. Intanto il contingente bretone, che si trovava alla sinistra dello schieramento normanno, incominciò a dare segni evidenti di stanchezza e dovette cedere dandosi alla fuga giù per il fianco destro della collina, inseguito dai trionfanti guerrieri sassoni. Sembrò allora ai Normanni che la giornata fosse irrimediabilmente perduta, anche perché si era sparsa la voce che lo stesso Guglielmo fosse caduto. Ma ecco il duca cavalcare lungo le linee, con il pesante elmo a nasale alzato, per mostrarsi ai suoi soldati e infondere in loro nuova fiducia. Poi, postosi a capo di un gruppo di mille cavalieri normanni, caricò con violenza i Sassoni che si erano gettati all'inseguimento dei Bretoni e, cogliendoli scompaginati, senza più la protezione del pendio, ne fece strage. L'esercito normanno aveva superato la crisi e ora era in grado di contrattaccare con successo, anche perché Aroldo a causa delle perdite subite era stato costretto a contrarre il proprio fronte. Guglielmo riordinò allora le file e ordinò un nuovo assalto generale che prevedeva una manovra avvolgente. Mentre fanti e cavalieri tornavano all'attacco chiudendo con le ali i fianchi della linea nemica, gli arcieri, ripresero il tiro, stavolta con una traiettoria più curva che si rivelò efficace. E proprio mentre i Sassoni, quasi circondati, tentavano l'ultima disperata difesa, una freccia andò a colpire Aroldo a un occhio, facendolo cadere morto. La notizia che si sparse in un lampo tolse ogni volontà di resistenza agli stremati Sassoni: in pochi minuti il grosso dell'esercito lasciò cadere armi e scudi e si diede alla fuga, inseguito da vicino dai cavalieri normanni. Solo il piccolo gruppo degli housecarls si strinse intorno al corpo del re e, fedele al giuramento prestato, si fece massacrare fino all'ultimo uomo. I Normanni avevano guadagnato la battaglia e per Guglielmo si apriva la via al trono d'Inghilterra.

Le Conseguenze:

Con la battaglia di Hastings Guglielmo di Normandia, che da allora fu chiamato il Conquistatore, assunse di fatto il controllo dell'Inghilterra sassone. Il giorno di Natale dello stesso 1066, il duca di Normandia fu incoronato re in quella cattedrale di Westminster costruita da Edoardo il Confessore. Assieme a Guglielmo piombò sull'Inghilterra un gran numero di nobili e di cavalieri normanni e di altre aree della Francia del nord. Avevano combattuto per il Duca, ma anche per la possibilità di costruirsi una posizione ed un dominio nel paese assoggettato. Il nuovo re non dimenticò il debito di gratitudine che lo legava ai propri seguaci. La classe dirigente di origine sassone fu sostituita in blocco dai nuovi venuti che importarono dal continente anche il sistema feudale al quale erano abituati. Le antiche usanze sassoni, quali le assemblee dei nobili e il sistema di contadini liberi che avevano costituito il nerbo del regno di Aroldo, furono ben presto sostituite dai castelli in cui si erano insediati i vincitori. Con la fine dell'Inghilterra sassone spariva dall'Europa l'ultimo baluardo di quello che era stato il sistema economico e sociale, puramente germanico, che aveva contraddistinto il mondo dei regni romani-barbarici nei secoli seguenti la caduta dell'impero.

Gli Eserciti:

L'esercito che Guglielmo aveva portato oltre la Manica era l'espressione di una società che rapidamente si stava avviando verso un'organizzazione di tipo feudale. I Normanni avevano ormai abbandonato la struttura militare degli antenati Vichinghi, basata su una solida fanteria, per affidarsi ai cavalieri pesanti protetti da una maglia di ferro. I cavalieri, detti milites, erano forniti al duca dai grandi feudatari laici ed ecclesiastici e avevano l'obbligo di mettersi a sua disposizione per quaranta giorni all'anno. Costituivano una vera e propria élite militare ed economica che rimase ai vertici della scala sociale per tutto il Medioevo. L'esercito normanno di cavalieri era accompagnato, oltre che da arcieri e da fanti pesanti probabilmente mercenari, anche dalla cavalleria alla leggera che aveva funzioni di ricognizione e di foraggiamento per tutto l'esercito. Si ritiene che ad Hastings molti milites siano stati costretti a combattere appiedati, perché non fu possibile imbarcare un numero sufficiente di cavalcature. L'armata di Aroldo era, invece, frutto di una società ancora sostanzialmente germanica, derivata dalla fusione della civiltà anglosassone e di quella danese, in cui il re veniva acclamato dal Witan. L'esercito sassone, che in questo periodo sarebbe più corretto chiamare anglo-danese, era basato sulla chiamata alle armi di tutti gli uomini liberi; questa leva, dettafyrd, forniva una fanteria di contadini più o meno ben equipaggiati secondo le disponibi-lità economiche dei singoli. Al fyrd si aggiungeva la guardia personale dei sovrani composta di soldati di mestiere, detti housecarls, che formavano il nerbo dell'esercito. Tutti questi fanti, molti dei quali poco addestrati, si schieravano sul terreno in una specie di falange compatta, formando un solido muro di scudi, che risultava assai efficace in difesa, in particolare contro la cavalleria. In effetti ad Hastings crearono gravi problemi al più articolato esercito normanno. Si stima che nell'esercito normanno che combatté ad Hastings vi fossero, suddivisi tra le tre divisioni, circa 1.500 arcieri. Arruolati in gran parte come mercenari, gli arcieri avevano il compito di aprire la battaglia con un lancio di frecce che doveva indebolire la formazione nemica. Nell'armata sassone la presenza degli arcieri era invece irrilevante, forse perché questi erano rimasti nel nord del paese dopo la battaglia contro i Danesi a Stanford Bridge. L'equipaggiamento degli arcieri, perché potessero muoversi agilmente anche sul terreno più difficile, era leggero e non prevedeva né lo hauberk né l'elmo: l'unico arciere corazzato, che mostra l'arazzo di Bayeux, era probabilmente un ufficiale. Quello in uso a Hastings non era ancora l'arco lungo che i Normanni avrebbero sperimentato un secolo più tardi, ma un arco di legno a curvatura semplice, lungo da un metro e sessantacinque a un metro e ottanta, con una gittata effettiva di poco superiore ai cento metri. Secondo alcune fonti, sul campo di Hastings erano presenti anche sol-dati armati con un primitivo modello di balestra, non ancora abbastanza perfezionato da costituire una vera minaccia.

Il Cavaliere Normanno:

La componente più importante per qualità, se non per numero, dell'esercito di Guglielmo era costituita dai cavalieri corazzati che avevano il dovere feudale di accompagnare il duca nelle sue campagne militari. Coperti da un hauberk, corazza in maglia o in scaglie di ferro, la testa protetta da un elmo conico a nasale, essi montavano possenti e costosi cavalli da battaglia, coprendosi il fianco scoperto con lo scudo. Le armi da offesa erano la spada e la lancia, quest'ultima usata ancora per colpire da sopra la spalla, come mostra l'arazzo di Bayeux; cominciava però già l'uso di imbracciare la lancia per sfruttare l'energia cinetica del destriero in corsa. Ad Hastings la cavalleria si trovò in grave difficoltà nell'affrontare la formazione chiusa della fanteria nemica e la battaglia fu vinta solo dopo la disgregazione del muro di scudi sassone.

 
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