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Battaglia di Gravelotte (1870)

Storia > Battaglie Storiche > Battaglie dal 1800 d.C. al 1900 d.C.

Luogo: Gravelotte, Francia
Data:
16-18 agosto 1870
Forze in Campo:
Secondo Impero Francese contro la Confederazione della Germania del Nord
Esito:
Vittoria Prussiana
Comandanti:
Secondo Impero Francese: François Achille Bazaine - Confederazione della Germania del Nord: Helmuth Karl Bernhard von Moltke

Per quanto non tutte comprese dai militari di professione, la guerra tra Francia e Confederazione della Germania del Nord, comunemente detta guerra franco-prussiana, fu gravida di lezioni riguardo a come la tecnologia e lo sviluppo industriale avevano influito sulla conduzione delle operazioni. Grazie al nuovissimo fucile a ripetizione Chassepot, di gran lunga superiore al fucile ad ago Dreyse, l'omologa arma in dotazione ai Prussiani, e grazie alle mitrailleuses, una prima forma di mitragliatrice da campo, le truppe francesi disponevano di un volume di fuoco tanto maggiore rispetto al nemico da trasformarsi, se fosse stato sfruttato, in un enorme vantaggio tattico. I comandi francesi però erano rimasti ancorati alla dottrina napoleonica dell'attacco e dello slancio, che si trascinarono dietro fino alle prime fasi della Grande Guerra, e accecati dal mito dell'assalto e dell'iniziativa tattica non furono capaci di intuire le possibilità che un tale armamento offriva. Del resto, sebbene la guerra civile americana avesse mostrato chiaramente come già il moschetto rigato, arma infinitamente inferiore allo Chassepot per gittata, precisione e volume di fuoco, avesse reso la difesa, se appoggiata su posizioni forti, notevolmente superiore rispetto all'attacco, negli anni precedenti la guerra del 1870 furono fortissime le resistenze delle gerarchie militari francesi per l'adozione del nuovo fucile. Dotare il fante di un'arma capace di sparare così tanti colpi, tanto lontano e con tanta precisione, si diceva, avrebbe non solo portato ad un consumo di proiettili così elevato da mettere in crisi il sistema logistico ma, soprattutto, avrebbe minato lo slancio offensivo che, si riteneva, era caratteristica principe del soldato francese. Anche la novità delle mitragliatrici non fu compresa. Le armi furono sì adottate ma, anziché distribuirle ai battaglioni di fanteria e portarle sulla linea del fuoco, furono assegnate alle batterie d'artiglieria pesante, che di norma si posizionavano molto lontano dalla linea di combattimento, rendendole, di fatto, inutili. Anche la condotta dei Prussiani non fu, da questo punto di vista, esente da critiche. Se gli alti comandi compresero, almeno, il grande potere delle nuove artiglierie a retrocarica fornite all'esercito dall'industria dell'acciaio tedesca ( e l'uso del bombardamento strategico fatto dalle batterie prussiane a Sedan prefigurò sicuramente i "tappeti di fuoco" stesi dai cannoni durante la prima guerra mondiale ), troppo spesso gli ufficiali tedeschi sul campo mostrarono anch'essi un eccessivo spirito offensivo che, sul piano tattico, mise sovente in difficoltà i reparti e che comunque portò ad un numero di perdite sicuramente più elevato di quello che sarebbe stato necessario. Il fatto che i comandi francesi non siano stati capaci di sfruttare questo vantaggio, sfruttamento per il quale l'esercito francese sarebbe stato perfettamente equipaggiato, dimostra ulteriormente la cecità degli alti ufficiali di Napoleone III e la loro incapacità ad adattare le convinzioni alle necessità del campo. Ultimo elemento rimarchevole nella guerra franco-prussiana, la cui campagna iniziale fu conclusa dalla battaglia di Gravelotte Saint Privat del 18 agosto 1870, sta nella differenza d'approccio strutturale che divideva i due eserciti. Mentre quello francese era il prototipo dell'esercito di "qualità", o come si diceva allora dell'esercito di caserma, caratterizzato da ferma molto lunga e da reparti composti di soldati di fatto professionisti, quello prussiano e degli altri stati tedeschi della Confederazione era un esercito basato largamente sulla coscrizione che, tramite un sistema di passaggi, la riserva e poi la milizia (Landwehr), garantiva un metodo rapido per mobilitare masse di uomini che avevano già ricevuto una forma d'addestramento militare. Questo sistema, nonostante risalisse addirittura alla guerra di liberazione prussiana del 1813, colse totalmente di sorpresa i comandi francesi che non avevano minimamente tenuto in conto la rapidità di mobilitazione che il sistema consentiva ai Prussiani, perdendo con questo, fin dalle prime fasi, l'iniziativa strategica.

La Genesi:

La vittoria prussiana nella guerra contro l'Austria del 1866, detta anche guerra delle Nove Settimane, aveva gravemente allarmato l'imperatore dei Francesi Napoleone III, che vedeva nella crescita del potere prussiano una minaccia all'egemonia francese sull'Europa continentale, obiettivo della sua politica estera. A far correre gli eventi verso la guerra fu, comunque, la candidatura di Leopoldo, principe di Hohenzollern-Sigmaringen, quindi cugino del re di Prussia, al trono di Spagna, rimasto vacante a causa della rivoluzione spagnola del 1868. In seguito alle pressioni di Otto von Bismarck, il cancelliere prussiano, Leopoldo accettò la candidatura. Il governo francese, che nella prospettiva di un'alleanza prussiano-spagnola vedeva il rischio di un accerchiamento francese, minacciò di dichiarare guerra alla Prussia se la candidatura non fosse stata ritirata e ottenne un'immediata rinuncia dal candidato al trono. Bismarck, tuttavia, rese pubblico il resoconto ufficiale dell'incontro fra l'ambasciatore francese e Leopoldo, alterandone in parte il testo, al fine di suscitare le ire dei Francesi e provocare così un gravissimo incidente diplomatico. Napoleone III cadde nella trappola che Bismarck gli aveva preparato: la Prussia aveva, infatti, bisogno di una guerra per concludere sotto la propria egemonia il processo di unificazione tedesca, e il 19 luglio 1870 la Francia dichiarò guerra alla Prussia. Immediatamente gli stati tedeschi si schierarono a fianco del re di Prussia Guglielmo I, creando la Confederazione della Germania del Nord, per formare un fronte comune contro la Francia. In base alle clausole fondative della Confederazione, gli stati tedeschi misero a disposizione della Prussia i propri eserciti. Fu così che, se i Francesi furono in grado di mobilitare poco più di 200.000 uomini, raggruppati nelle due armate di Alsazia e Lorena sotto il comando dei marescialli Mac Malion e Bazaine, i Tedeschi in breve tempo formarono un esercito forte di 400.000 unità sotto il comando supremo di Guglielmo, che aveva al suo fianco quale capo di stato maggiore un grande stratega, il feldmaresciallo Helmuth von Moltke. Nei sanguinosi combattimenti di Wissenburg, il 4 agosto, di Worth e di Spichen (ambedue il 6 agosto), in Alsazia, i Francesi furono duramente sconfitti. L'armata di Mac Mahon fu allora costretta a ripiegare verso Parigi, per coprire la capitale dal movimento della destra prussiana, lasciando però Bazaine, al comando della seconda armata francese, bloccato nella zona di Metz, dove si trovò alle prese col centro dello schieramento nemico. Con la sconfitta subita da Bazaine il 18 agosto nella battaglia di Gravelotte Saint-Privat, in Lorena, la prima fase della campagna si concluse col trionfo delle armi tedesche.

Le Forze in Campo:

Nella battaglia di Gravelotte Saint-Privat il maresciallo Bazaine aveva a disposizione 183 battaglioni di fanteria, 104 squadroni di cavalleria e 520 cannoni, per un totale di 113.000 uomini. Moltke schierò sul campo 210 battaglioni di fanteria e 133 squadroni e 732 cannoni. Il totale dei Tedeschi impegnati in battaglia fu di 188.000 uomini.

La Battaglia:

Dopo che, nei combattimenti a Marsla Tour, Vionville e Rezonville il 16 agosto, i Prussiani avevano ottenuto solo una mezza vittoria, Bazaine era riuscito a ritirarsi indisturbato verso Metz; i Tedeschi avevano perduto ben 17.000 uomini contro i 16.000 caduti francesi e Moltke era deciso a chiudere i conti, una volta per tutte, con l'armata francese in Lorena. Per questo aveva ordinato alla sua prima e seconda armata, delle quali egli stesso aveva assunto il comando, forti di 180.000 uomini, di attaccare l'armata di Bazaine che si era concentrata a difesa della capitale lorenese, tra i villaggi di Gravelotte e di Saint-Privat, a nord ovest di Metz. L'attacco fu ordinato per il 18 agosto 1870. Bazaine aveva schierato le sue truppe su una posizione difensivamente molto forte, appoggiata com'era ai villaggi e alle alture del luogo. A sinistra, col fianco appoggiato alla Mosella, era il 2° corpo, il centro era tenuto dal 3° e dal 4° corpo più indietro; in funzione di riserva d'armata era schierata la guardia imperiale del generale Bourbaki. Lo schieramento di Bazaine aveva però un punto debole, che il maresciallo francese non aveva visto: l'ala destra, il settore più minacciato del suo schieramento, era stato affidato al solo 6° corpo del generale Carombert, il quale oltre il villaggio di Roncourt aveva il fianco del tutto scoperto. Peggio ancora: il piazzamento della riserva, la guardia di Bourbaki, era troppo lontano e troppo sulla sinistra per essere in grado di intervenire nel settore sul quale, presumibilmente, si sarebbe esercitato il massimo sforzo prussiano. Il piano di Moltke era stato modellato proprio sullo sbilanciamento dello schieramento francese. Mentre la prima armata del generale von Steinmetz prendeva posizione al mattino, con il chiaro intento di fissare lo schieramento nemico, di fronte al centro e alla sinistra francese, la seconda armata del principe Federico Carlo si concentrava sulla destra, davanti al villaggio di Saint-Privat con l'obiettivo di attaccare le posizioni di Carombert. L'attacco prussiano ebbe inizio nel primo pomeriggio con un assalto del 9° corpo tedesco e della guardia prussiana sulle posizioni francesi all'altezza dei villaggi di Saint-Privat e d'Amanvillers; una serie di attacchi s'infranse contro le case dei villaggi trasformate in ridotte dai difensori e attorno alle 14 il principe Federico Carlo fu costretto ad una pausa per riordinare i reparti. Nel frattempo il generale Steinmetz, contravvenendo agli ordini formali di Moltke, che aveva affidato alla seconda armata il compito risolutore, lanciava un attacco frontale con il 7° e l'8° corpo alle posizioni francesi a sud. Anche qui l'attacco fu respinto con gravi perdite per i Prussiani, e un contrattacco francese fu sul punto di mettere in rotta i due corpi nemici attaccanti; solo l'intervento diretto di Moltke, alla testa delle riserve prussiane, riuscì a ristabilire la situazione. Attorno alle 15 l'attacco della seconda armata tedesca riprese con rinnovata violenza; in un attacco troppo precoce la guardia prussiana si fece massacrare davanti a Saint-Privat, ma le posizioni francesi incessantemente bersagliate dalla potente artiglieria nemica ( qui la superiorità dei cannoni prussiani a retrocarica si rivelò decisiva ) cominciavano a vacillare. Carombert, che per tutta la giornata aveva tempestato Bazaine, la cui conduzione della battaglia fu del tutto passiva, con richieste di rinforzi mai arrivati, cominciò a trovarsi a mal partito di fronte ai reiterati assalti nemici. Verso la fine del pomeriggio un movimento aggirante del 9° corpo sassone sulla destra francese mise in grave pericolo le posizioni del 6° corpo francese, impegnato in combattimento da ormai cinque ore consecutive. A Carombert non rimase che ordinare il ripiegamento; malgrado una resistenza eroica le posizioni francesi a Saint-Privat e Roncourt furono abbandonate, esponendo così anche il fianco del 4° corpo che fu costretto anch'esso alla ritirata. L'arrivo sulla linea di fuoco di due divisioni e due batterie della guardia imperiale, mandate di sua iniziativa da Bourbaki che per tutta la battaglia aveva invano atteso gli ordini di Bazaine, riuscì a coprire il ripiegamento verso le fortificazioni di Metz, che fu eseguito con sufficiente ordine. Quando al calar delle tenebre gli ultimi combattimenti cessarono Moltke, che non era ancora stato informato del successo dei Sassoni, era convinto di aver perduto la battaglia e vide con grande stupore i Francesi abbandonare le posizioni davanti a lui. Bazaine a causa della sua totale inattività aveva perduto una grande occasione per vincere una battaglia forse decisiva; per una volta i comandi francesi, probabilmente scottati dai disastri delle settimane precedenti, non avevano perseguito la loro tattica offensiva, forse proprio nell'unico caso in cui sarebbe stata necessaria. I Prussiani, dal canto loro, ben felici di essersela cavata relativamente a buon mercato si accinsero a porre sotto assedio la fortezza di Metz in cui Bazaine si era ritirato. Sul campo di Gravelotte i Prussiani avevano lasciato, tra morti e feriti, circa 20.000 uomini mentre le perdite francesi, a dimostrazione dell'occasione persa da Bazaine, non superarono gli 11.000 uomini. Curiosamente, i Francesi da allora si sono sempre riferiti a questo scontro come alla battaglia di Saint-Privat, mentre i Prussiani hanno sempre usato la denominazione Gravelotte. Gli storici militari, forse per non far torto a nessuno, preferiscono usare la doppia definizione di Gravelotte Saint-Privat.

Le Conseguenze:

Il blocco dell'armata del Reno del maresciallo Bazaine all'interno di Metz risultò decisivo per la continuazione della guerra. Anche se Mac Mahon con la sua armata, le cui perdite erano state rimpiazzate da un gran numero di reclute, si era unito all'imperatore a Chàlons, le notizie delle sconfitte in Alsazia e l'intrappolamento di Bazaine dentro Metz fecero scoppiare a Parigi i primi moti repubblicani che misero in crisi la leadership di Napoleone III. Sotto la spinta della crisi politica, Napoleone decise di affrettare i tempi. L'imperatore e Mac Mahon marciarono verso Reims, nel tentativo di aggirare il fianco destro prussiano, ma Moltke non si fece sorprendere. Forte di una grande superiorità numerica e di materiali, lo stratega prussiano riuscì a circondare i Francesi a Sedan ottenendo il primo settembre la capitolazione di Napoleone III e di 100.000 soldati francesi. Assieme all'esercito crollò anche l'impero e la Repubblica, proclamata il 4 settembre, dovette sopportare l'assedio di Parigi e le disperate campagne dell'inverno 1870-1871. Bazaine, dal canto suo, si arrese a Metz il 28 ottobre, liberando le armate prussiane che lo assediavano per operazioni su altri fronti. La guerra continuò fino all'inevitabile capitolazione della Francia il 18 gennaio 1871; il Paese dovette subire l'amputazione di Alsazia e Lorena che furono annesse al nuovo impero tedesco, proclamato poco dopo sulla base politica della Confederazione delle Germania del Nord e nella gloria della vittoria militare.

Lo Chassepot:

Il fucile Chassepot (in alto a destra), dal nome dell'inventore del sistema d'otturazione in gomma che lo equipaggiava, Antoine-Alphonse Chassepot, fu adottato dall'esercito francese dopo un lungo dibattito, alla luce dei risultati che il fucile ad ago prussiano Dreyse aveva ottenuto nella battaglia di Sadowa nel 1866. Lo Chassepot era in realtà una generazione più avanti rispetto al Dreyse. La guarnizione in gomma posta nell'otturatore consentiva una portata utile fino a 1.300 metri e il percussore era assai robusto ed affidabile. La terribile potenza di fuoco dello Chassepot diede ai Francesi nel 1870 un reale vantaggio tattico che, se meglio sfruttato, avrebbe potuto rivelarsi decisivo.

La Mitrailleuse:

La mitrailleuse francese del 1870 può essere considerata l'antenata della mitragliatrice moderna. Con le sue venticinque canne coassiali e rotanti, l'arma era in grado di sparare cinque raffiche al minuto con un volume di fuoco eccezionale per l'epoca. Sfortunatamente, l'eccessiva segretezza di cui l'esercito la circondò fece sì che prima della guerra pochissimo tempo fosse dedicato all'addestramento dei serventi che andarono in linea con una scarsa conoscenza della loro arma. Inoltre, poiché la mitrailleuse era amministrativamente assegnata all'artiglieria, i pezzi furono distribuiti alle batterie che, di norma, erano schierate troppo lontano per offrire un efficace supporto di fuoco ai battaglioni di fanteria. Per tutti questi motivi la mitrailleuse, arma molto avanzata per il periodo, non ebbe di fatto alcuna incidenza sullo svolgimento della guerra.

 
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