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Battaglia di Gettysburg (1863)

Storia > Battaglie Storiche > Battaglie dal 1800 d.C. al 1900 d.C.

Luogo: Adams County, Pennsylvania
Data:
1-3 Luglio 1863
Forze in Campo:
 Stati Uniti d'America contro gli Stati Confederati d'America
Esito:
Decisiva Vittoria dell'Unione
Comandanti:
Stati Uniti d'America:
George G. Meade - Stati Confederati d'America: Robert E. Lee

La battaglia di Gettysburg fu il vero e proprio punto di svolta strategico della guerra civile americana. Resosi conto che il prolungarsi ulteriore della lotta non pote-va che andare a vantaggio dell'Unione, la cui superiorità nei campi dell'industrializzazione, del potenziale umano e della struttura economica, stava sempre più pesando sulla bilancia della guerra, il generale Robert E. Lee, comandante dell'ar-mata della Virginia settentrionale, d'accordo col presidente Davis aveva messo a punto un piano che, se fosse riuscito, avrebbe potuto, se non dare la vittoria al Sud, almeno riaprire la strada verso una soluzione negoziale del conflitto. L'idea era semplice: invadendo la Pennsylvania e minacciando la capitale federale Washington, Lee sperava di attirare l'Armata del Potomac, principale esercito unionista nell'est, in una battaglia campale che, se vinta dai Confederati, avrebbe potuto costringere Lincoln ( che aveva a che fare con una serie di disordini contro la guerra in alcune delle città industriali più importanti ) a recedere dalla richiesta di resa posta alla Confederazione come condizione per la cessazione delle ostilità, e avrebbe potuto offrire ai belligeranti una soluzione onorevole per uscire dalla guerra. Non ci fu la vittoria confederata, come vedremo; al contrario, la sconfitta subita da Lee sul campo di Gettysburg affrettò la fine del sogno secessionista degli stati meridionali, ma resta da chiedersi se, in ogni caso, il calcolo di Lee e di Davis fosse giusto. Ormai la lotta ingaggiata dai contendenti era una lotta mortale, tra due concezioni differenti del futuro del grande Paese nordamericano. Al di là della questione della schiavitù, che comunque Lincoln sinceramente aborriva, era in gioco quale avrebbe dovuto essere la via da seguire per l'America nei decenni seguenti. Appare molto improbabile che l'establishment industriale settentrionale potesse comunque accettare una situazione di compromesso che lo avrebbe privato di quella vittoria totale che gli serviva per imporre il proprio modello di sviluppo e la propria egemonia economica all'intero Paese. Da questo punto di vista si può allora dire che i caduti confederati a Gettysburg, dove molte delle brigate sudiste lottarono con un valore incredibile, non avrebbero nemmeno col loro sacrificio mutato il corso di eventi che la disparità di risorse tra le due fazioni e la stessa direzione del progresso avevano in qualche modo già segnato.

La Genesi:

Alla fine di maggio del 1863 la situazione generale della guerra che appariva favorevole ai Confederati convinse il generale Lee a sferrare un'offensiva su larga scala al di là del Potomac, per portare la guerra in territorio nordista. Una svolta nelle sorti del conflitto poteva rafforzare la posizione della Confederazione nei confronti delle potenze europee che ancora non avevano riconosciuto il governo di Richmond e la reazione dell'opinione pubblica nordista avrebbe, forse, costretto Lincoln a venire a patti. Il 3 giugno le forze confederate, suddivise in tre corpi di fanteria più la cavalleria del generale J. E. B. Stuart, mossero da Fredericksburg senza che, sul momento, i Nordisti si accorgessero della manovra. Il giorno 8 l'esercito si concentrò nei dintorni di Culpeper, ma il grosso della cavalleria fu distaccata per una finta offensiva su Washington; questo diversivo alla fine privò i Confederati del suo aiuto proprio al momento dello scontro decisivo. Nel frattempo Lee, senza incontrare eccessiva resistenza, attraversava il Potomac all'altezza di Hagerstown e, marciando verso nord, iniziava l'invasione della Pennsylvania dirigendo su Chamersburg e Carlisle. Da queste posizioni intendeva, con una conversione verso sud, minacciare la capitale federale e costringere l'armata unionista ad accettare battaglia in campo aperto. Quando il generale Joseph Hooker che comandava l'armata del Potomac si rese conto che i Confederati si erano sganciati, chiese di marciare su Richmond ormai quasi scoperta; ma il comando supremo unionista, pressato dall'opinione pubblica che temeva l'invasione, ritenne la mossa troppo pericolosa e lo rimosse dal comando. Hooker venne sostituito dal generale George Gordon Meade, che ebbe l'ordine di dirigere con tutto l'esercito verso nord, con il compito di intercettare i Sudisti e difendere Washington. Le due arnate nemiche si incontrarono nei pressi di Gettysburg, una cittadina allora sconosciuta, che per tre giorni sarebbe stata teatro di una delle battaglie più sanguinose della guerra civile.

Le Forze in Campo:

L'Armata della Virginia Settentrionale che il generale Robert Lee portò sul campo di Gettysburg metteva in linea nelle sue divisioni circa 82.000 uomini accompagnati da 272 cannoni. L'Armata del Potomac del generale George Meade dispone-va di 115.000 uomini e 362 cannoni.

La Battaglia:

Né Lee né Meade prevedevano di dare battaglia a Gettysburg. Alle prime luci dell'alba i cavalleggeri del generale John Buford, che costituivano l'avanguardia del I corpo unionista, avevano occupato la cittadina e, smontati da cavallo, si erano schierati sul Mc Pherson Ridge per bloccare lungo la strada di Chambersburg il III corpo confederato del generale Ambrose Hill. A sostegno dei cavalleggeri giunsero, giusto in tempo, il I e il IX corpo d'armata unionisti che si schierarono a difesa di Gettysburg in formazione a mezzaluna, mentre a nord e a nord-est le truppe del II e III corpo confederati ini-ziavano ad attaccare l'abitato. Le forze unioniste, cannoneggiate senza pietà e infe-riori di numero, non furono in grado di tenere la linea difensiva e nel pomeriggio dovettero ritirarsi a sud della cittadina per attestarsi sulla Collina del Cimitero e sulla Cresta del Cimitero che, da ovest, proteggevano la strada maestra diretta a Washington. Al cadere della notte le divisioni unioniste che nel corso della giornata erano affluite sul campo fino a raggiungere i 115.000 uomini assunsero una formazione difensiva simile a una L rovesciata sulle colline, rafforzate con lavori di sterramento. Le divisioni dell'armata della Virginia settentrionale tenevano invece la città e occupavano, a est, la Cresta del Seminario che correva parallela alla Cresta del Cimitero. Erano costituite da 82.000 uomini, tutti veterani esperti e col morale alto per le vittorie ottenute nei mesi precedenti: la partita era ancora tutta da giocare. La mattina iniziò con una grave imprudenza da parte dei Nordisti. Il generale Daniel Sickles, comandante del III corpo, abbandonò la forte posizione in collina per spostarsi più avanti, in un pescheto protetto da muri; lasciò così scoperto il fianco sinistro dell'armata del Potomac che rischiava l'accerchiamento. A causa di alcuni ritardi dovuti allo schieramento delle truppe, il generale James Longstreet, che comandava il I corpo confederato, attaccò il saliente unionista solo attorno alle ore 15 e verso le 18, nonostante i rinforzi inviati da Meade, le truppe di Sickles erano in fuga, con l'intera armata sul punto di essere accerchiata dai Confederati che muovevano verso il Little Round Top, una formazione rocciosa che chiudeva la Cresta della Collina. Nel frattempo, dall'abitato di Gettysburg i Confederati avevano attaccato la Collina del Cimitero e su tutto il fronte la battaglia aveva raggiunto il suo culmine con pesanti perdite da entrambe le parti. Sul lato sud sembrava che niente potesse fermare la marca confederata, ma sul Little Round Top erano schierate due brigate di fanteria e una batteria di cannoni unioniste che da sole si trovarono a difendere quella che, al momento, era la posizione chiave di tutta la battaglia. I veterani confederati della divisione Hood si lanciarono all'attacco di questa posizione ma, falciati dal tiro ad alzo zero dell'artiglieria, furono costretti a ritirarsi. Anche altrove i tentativi sudisti di scalzare i nemici dalle colline fallirono e la seconda giornata si concluse con un nulla di fatto. Al mattino, dopo avere rinforzato la difesa del Little Round Top, il generale Meade decise di anticipare le mosse di Lee che tentava l'aggiramento di entrambe le ali del suo schieramento e ordinò un attacco contro le posizioni che i Sudisti aveva-no guadagnato il giorno precedente sulla Collina del Cimitero. Dopo un breve ma preciso cannoneggiamento le fanterie federali scattarono all'attacco, ricacciando il II corpo del generale Richard Ewell che, a sua volta, si apprestava ad avanzare. Resosi conto dell'impossibilità di concludere l'aggiramento, Lee decise di giocare il tutto per tutto, e cercò di sfondare al centro con un attacco massiccio alla Cresta del Cimitero. Fece muovere verso le posizioni di partenza a sud di Gettysburg la divisione del generale George Pickett (una delle migliori unità dell'armata della Virginia settentrionale che non aveva ancora partecipato alla battaglia) e davanti a essa dispose 150 pezzi d'artiglieria. La manovra richiese tutta la mattinata, ma a mezzogiorno le batterie aprirono il fuoco contro le posizioni nordiste. Dopo tre ore di cannoneggiamento le colonne confederate mossero all'attacco sotto il tiro dei cannoni unionisti, riportati in tutta fretta in linea dopo essere stati arretrati per sottrarli al bombardamento confederato. Fu un bagno di sangue, ma i veterani virginiani di Pickett continuarono ad avanzare inesorabili verso le linee nemiche. Qui li attendevano i fanti del II corpo dell'Unione, anch'essi veterani e decisi a tenere duro a ogni costo. I Confederati furono investiti da un micidiale fuoco di moschetteria, ma con un ultimo eroico sforzo riuscirono ad arrivare sulle linee nemiche, ricacciando al centro due reggimenti unionisti. Le sorti della battaglia sembrarono pendere decisamente in favore della Confederazione, finché Meade scagliò nella breccia una brigata della Pennsylvania che, con un attacco disperato, ricacciò in disordine i Sudisti. Fallita così la manovra di Pickett, svaniva per Lee l'ultima possibilità di vincere la battaglia. Per dissimulare la gravità della situazione il generale sudista mantenne le posizioni sul campo, ma 30.000 uomini tra morti, feriti e prigionieri senza riuscire a cacciare i Nordisti dalle loro posizioni costituivano una sconfitta ingente. La sera del 4 luglio le colonne di Lee iniziarono la ritirata verso sud, non molestate dal nemico anch'esso esausto, e il 10 luglio riattraversavano il Potomac per rientrare in Virginia. L'ultimo tentativo offensivo della Confederazione era fallito a Gettysburg; d'ora in poi i Sudisti avrebbero solo potuto cercare di procrastinare la sconfitta finale.

Le Conseguenze:

La sconfitta, di fatto, segnò una volta per tutte il destino della Confederazione. Ad ovest gli eserciti dell'Unione continuarono ad ottenere grandi successi. Il generale Grant, mentre Meade sconfiggeva Lee in Pennsylvania, conquistava Vicksburg, in Mississippi. E, in seguito, la conquista di Chattanooga, in Tennessee, da parte del generale Braxton Braggs diede inizio alle grandi scorrerie negli stati confederati che inasprirono la guerra. Intanto una flotta dell'Unione guidata dall'ammiraglio David G. Farragut si impadroniva del porto di New Orleans assumendo il controllo della parte meridionale del fiume Mississippi. Alla fine del 1863 tutta la grande via d'acqua era controllata dagli Unionisti. Nel 1864 il presidente Lincoln nominò Grant comandante in capo di tutte le truppe dell'Unione. Mentre questi combatteva l'inconcludente campagna di Wilderness (maggio-giugno), che spinse lentamente in direzione di Richmond l'armata di Lee, il generale unionista William T. Sherman condusse il suo esercito attraverso il Tennessee e la Georgia in direzione di Atlanta, che fu presa e data alle fiamme (settembre-novembre). Quindi, facendo alle sue spalle terra bruciata, continuò ad avanzare verso Savannah, sulla costa, riuscendo a operare la congiunzione tra le forze terrestri e quelle navali dei Nordisti, che tagliò il Sud a metà. Conquistata Savannah, Sherman si diresse verso nord per ricongiungersi a Grant. Gli eserciti dell'Unione strinsero così nella morsa le ultime forze confederate in Virginia: il 1° aprile 1865 i Sudisti furono battuti nei pressi di Dinwiddie (Five Forks) dal generale Philip H. Sheridan, due giorni dopo cadde Petersburg e venne fatta sgombrare Richmond, capitale della Confederazione, tenuta da otto mesi sotto assedio. Il 9 aprile il generale Lee si consegnò presso il tribunale di Appomattox e il 26 la resa di tutte le truppe confederate pose fine alla guerra civile che ad altissimo prezzo aveva salvato l'unità degli stati americani.

L'Armata Confederata:

Nel tentativo di bilanciare la superiorità degli Unionisti, a partire dal 1862 il governo confederato introdusse la coscrizione obbligatoria. I circa 500.000 uomi-ni che il Sud riuscì a mettere in campo erano male equipaggiati e malnutriti, ma i reggimenti in cui furono inquadrati si dimostrarono solidissimi e combatterono con slancio sino alla fine. Quanto all'uniforme, anche se il regolamento prevedeva giubba grigia, pantaloni celesti e berretto grigio con fascia celeste, in realtà i soldati indossavano quello che trovavano, senza andare troppo per il sottile. Nel 1862 fu introdotto per le uniformi un tessuto di colore marrone rossastro, detto "butternut", ma pochi si preoccuparono di attenersi al regolamento. L'unica arma in cui il Sud aveva un vero vantaggio era la cavalleria. Gli agricoltori meri-dionali, da sempre abituati a cavalcare, si dimostrarono magnifici cavalleggeri e sotto la guida di abili comandanti compirono grandi imprese nel corso di tutta la guerra. Anche la cavalleria soffrì della scarsità cronica di rifornimenti che affliggeva tutto l'esercito. I soldati portavano le più disparate combinazioni di indumenti, con una predominanza del grigio con fregi gialli come colore distintivo; gli ufficiali erano soliti indossare uniformi fuori ordinanza confezionate dai loro sarti: grigie con fregi gialli e piume e piumette sul cappello. Il parco d'artiglieria da campagna confederato aveva meno pezzi di quello nordista; inoltre, era costituito per la maggior parte da cannoni a canna liscia che, organizzati in batterie, venivano aggregati alle brigate di fanteria per l'appoggio ravvicinato. L'artiglieria confederata non riuscì a capire mai la novità costituita dall'avvento dei pezzi rigati e i cannoni sudisti furono usati in modo molto tradizionale. Gli artiglieri portavano la divisa grigia con il colore distintivo rosso, ma con il passare del tempo anch'essi furono costretti dalla scarsità dei rifornimenti a indossare quello che potevano procurarsi.

L'Esercito Unionista:

La grande massa delle truppe unioniste era costituita dalla fanteria, vero nerbo dell'esercito, che negli ultimi anni di guerra raccoglieva nelle sue file veterani coraggiosi e addestrati. Ai 10 reggimenti del'esercito regolare si aggiunsero quelli di volontari reclutati dagli stati, fino a raggiungere l'impressionante numero di 1.666 reggimenti. Per quanto quello dell'Unione non sia mai stato un esercito “da parata". la capacità produttiva del Nord riuscì a procurargli una certa uniformità di equipaggiamento e di abbigliamento. La truppa portava berretto da fatica blu con visiera. giubba corta, anch'essa blu, e pantaloni celeste chiaro; le buffetterie erano in cuoio nero. mentre i distintivi di grado erano celeste per i sottufficiali, che li portavano sulla manica, e dorati per gli ufficiali, che li portavano sulla spalla. La cavalleria nordista era, almeno all'inizio del conflitto, meno efficiente di quella confederata, perché agli stati del Nord industriale mancava quella tradizionale abitudine a cavalcare che era invece propria del Sud agricolo. Per questo, nei primi anni di guerra le amiate unioniste soffrirono spesso le incursioni audaci della cavalleria nemica. L'uniforme era simile a quella dei fanti, ma il colore distintivo era il giallo; gli ufficiali avevano gradi dorati e talvolta portavano il cappello nero a tesa larga. Nel settore dell'artiglieria, la superiore struttura industriale del Nord offrì alle sue armate notevoli vantaggi. Dai numerosi arsenali settentrionali uscirono migliaia di pezzi di tutti i calibri che andarono a formare il parco d'artiglieria più potente del tempo. I cannoni potevano essere a canna liscia, del tipo detto "Napoleone", o a canna rigata: i primi erano efficaci per il tradizionale utilizzo di supporto ravvicinato della fanteria; i secondi si rivelarono efficacissimi nel bombardamento a distanza. L`esperienza maturata durante la guerra portò a una tecnica innovativa nell'uso delle batterie, che anticipò quello modemo dell'artiglieria campale, fatto- re detemiinante di molte battaglie.

 
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