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Battaglia di Crécy (1346)

Storia > Battaglie Storiche > Battaglie dal 1000 d.C. al 1500 d.C.

Luogo: Sud di Calais, presso Crécy-en-Ponthieu
Data:
26 agosto 1346
Forze in Campo:
Regno d'Inghilterra e Sacro Romano Impero contro il Regno di Francia il Regno di Boemia ed i Mercenari Genovesi
Esito:
Decisiva vittoria inglese
Comandanti: Regno d'Inghilterra e Sacro Romano Impero:
Edoardo III d'Inghilterra e Edoardo il Principe Nero -  Regno di Francia , Mercenari Genovesi e Regno di Boemia: Filippo VI di Francia e Giovanni I di Boemia

Durante tutto il Medioevo, le monarchie inglese e francese furono in lotta tra loro: mentre la prima rivendicava, per lontani motivi dinastici, il suo diritto al trono francese la seconda, che all'inizio del XIV secolo controllava solo una porzione ridotta del Paese, pressappoco i propri territori feudali nell'Ile de France, s'impegnò nella guerra contro l'Inghilterra nel corso della lotta per unificare il regno. Gli storici ottocenteschi, nella loro smania classificatoria, hanno definito la parte centrale e finale di questo conflitto, che si svolse tra il 1337 e il 1453, come la guerra dei Cent'anni. Dal punto di vista strettamente militare, la serie di battaglie ( relativamente numerosa per gli usi bellici dell'epoca ) che si combatterono tra Francesi ed Inglesi in questo lasso di tempo segnarono un passaggio importante nella storia dell'arte militare. Dalla guerra dei Cent'anni emerse, con sempre maggior chiarezza, la crisi della cavalleria nobile, che da tre secoli dominava i campi di battaglia europei, come arma risolutiva della battaglia campale e, per converso, il sempre maggior ruolo delle fanterie, non più relegate ad un ruolo secondario o alla guerra d'assedio, come elemento centrale degli eserciti di campagna. Le cause di questo fenomeno furono molte e alcune non possono essere discusse all'interno di questo studio. Da un lato vi fu, certamente, il mutamento di approccio tattico che le armate inglesi del Trecento adottarono dopo le sconfitte subite nelle guerre di Scozia. I cavalieri inglesi, che si erano inutilmente schiantati contro i quadrati della fanteria scozzese, a differenza dei loro fratelli d'arme del Continente, avevano compreso che il tempo del dominio assoluto del nobile montato sui campi di battaglia si stava avviando alla fine e avevano accettato come inevitabile l'idea di mettere piede a terra e combattere fianco a fianco con i soldati di origine plebea. Anche lo sviluppo e la diffusione dell'arco lungo inglese, un'arma capace di scagliare a diverse centinaia di metri una pioggia micidiale di frecce che poteva anche penetrare le corazze, aveva contribuito fortemente al successo delle fanterie; la miscela di tiratori e uomini d'arme armati di lancia, o più tardi di alabarda, dava ai combattenti appiedati ( al cui addestramento si cominciava final-mente a prestare attenzione ) una capacità di tiro e una forza d'urto che, almeno su posizioni difensive, era in grado di fiaccare l'impeto delle migliori cavallerie del tempo, come si vide in Francia. Infine fu la stessa evoluzione sociale, culturale ed economica a far tramontare anche sul campo di battaglia la primazia della cavalleria nobile; lo sviluppo dell'economia, il miglioramento delle vie di comunicazione e la crescita dei commerci contribuirono a rendere via via più obsoleto il miles, posto al centro del suo feudo del quale consumava le risorse per occuparsi solo della guerra. Sempre più le monarchie per le loro esigenze belliche ricorsero, più che all'obbligo feudale dei vassalli, al reclutamento di professionisti, sia montati che appiedati, pagati con le imposte e slegati dal complesso gioco degli equilibri di potere feudale, quindi più affidabili. Rispetto alla visione tradizionale, che fa risalire il mutamento delle pratiche militari alla fine del XV secolo, con l'avvento delle armi da fuoco, credo si possa affermare che per certi versi la modernità nell'arte della guerra ebbe il proprio inizio sui campi di battaglia francesi della guerra dei Cent'anni.

La Genesi:

La serie di conflitti tra Francia ed Inghilterra che noi chiamiamo convenzionalmente guerra dei Cent'anni fu una fase dello scontro, plurisecolare, tra i due Paesi per il predominio sull'Europa occidentale. La causa diretta della guerra fu, comun-que, la richiesta di Edoardo III re d'Inghilterra e duca d'Aquitania di succedere sul trono di Francia, alla morte di Carlo IV nel 1328. Edoardo sosteneva di essere il legittimo erede al trono per parte della madre Isabella (sorella di Carlo IV, figlia di Filippo IV il Bello). Il re inglese contendeva la corona a Filippo di Valois, figlio di Carlo di Valois e fratello di Filippo IV, che venne incoronato re di Francia con il nome di Filippo VI. Ma la vera ragione della contesa risiedeva nel controllo che i re inglesi esercitavano, sulla base di antichi diritti feudali e di acquisizioni matrimoniali, su vaste aree della Francia, soprattutto sud-occidentale. Questo rappresentava un'evidente minaccia per la monarchia francese, che infatti tra il XII e il XIII secolo aveva tentato a più riprese di imporre la propria autorità su quei terri-tori e che era, all'inizio del XIV secolo, impegnata nel tentativo di imporre ai grandi duchi, solo nominalmente vassalli del re, il proprio predominio. Nel 1337 Edoardo III si proclamò legittimo re di Francia e invase i territori settentrionali del Paese. Sul campo non ci furono vittorie significative, ma la sconfitta inferta alla Francia dalla flotta inglese nel 1340, al largo della città olandese di Sluis (L'Ecluse), sancì il predominio inglese sulla Manica. Dopo una breve tregua (1343-1345), Edoardo tornò a invadere la Francia sbarcando nella penisola del Cotentin 1'11 luglio del 1346. Dopo aver preso la città di Caen anche grazie alla flotta, Edoardo mosse verso est, nel tentativo di congiungersi con un esercito fiam-mingo suo alleato che si dirigeva verso la Piccardia. Dopo aver attraversato il fiume Somme l'esercito inglese, seguito da vicino dall'armata francese sotto il comando del re Filippo VI, fu costretto a dare battaglia, sebbene i Francesi fossero in vantaggio numerico: quasi il doppio. Per la battaglia Edoardo scelse un terreno molto vantaggioso per un'azione difensiva: una serie di colline nei pressi del villaggio di Crécy, in Piccardia, nella Fran-cia settentrionale. Era il 25 di agosto del 1346.

Le Forze in Campo:

L'esercito che Edoardo III e suo figlio Edoardo di Galles, detto il Principe Nero, schierarono a Crécy era composto di non più di 19.000 uomini dei quali un paio di migliaia cavalieri, che comunque in maggioranza smontarono per combattere, e circa 10.000 arcieri. I Francesi disponevano di 12.000 cavalieri, tra i quali il fior fiore dell'aristocrazia militare francese, 6.000 balestrieri mercenari, di cui molti genovesi, e di altri 20.000 fanti comprese le guardie delle città reali e i contingenti feudali.

La Battaglia:

Il terreno scelto da Edoardo III per affrontare l'armata francese, molto superiore numericamente e formata in gran parte dalla migliore cavalleria d'Europa, sembrava fatto apposta per una battaglia difensiva. Il re aveva schierato sulle ali due divisioni, o battaglie, di uomini d'arme e cavalieri smontati dietro due contingenti di arcieri, piazzando il resto dei longbowmen al centro, tra le due divisioni. Al comando della sinistra era il duca di Northampton mentre sulla destra erano gli uomini del Principe Nero. In riserva il re comandava un migliaio di cavalieri montati, pronti ad intervenire per chiudere eventuali falle. Gli Inglesi formavano un ampio semicerchio, col lato convesso verso il nemico, orlando il crinale di una collina dalla quale potevano godere del vantaggio della posizione sopraelevata sul nemico che sarebbe stato costretto a caricare in salita. Filippo, che non disponeva di un sistema di comando efficiente quanto quello inglese, aveva perso il controllo delle sue truppe nell'ultima fase dell'avvicina-mento e aveva lasciato indietro il grosso della propria fanteria. L'esercito francese si fermò ai piedi della collina in tre battaglie di cavalieri, quella centrale sotto il comando dello stesso sovrano, mentre in avanti furono mandati i balestrieri per ammorbidire col tiro la linea inglese. I Genovesi, che costituivano la maggioranza dei balestrieri mercenari, si avvicinarono per portarsi a tiro ma, privi dei palvesi che erano rimasti col bagaglio, subirono la maggior gittata e la maggior rapidità di tiro degli arcieri inglesi, venendo rigettati in disordine. La ritirata dei balestrieri sdegnò i cavalieri francesi, che consideravano un disonore ogni passo indietro sul campo di battaglia, e immediatamente le tre battaglie di Filippo si gettarono alla carica travolgendo i malcapitati genovesi che si stavano ritirando. Caricare in salita una linea di uomini d'arme e di arcieri muniti di arco lungo attestati su una posizione tanto forte si rivelò, come era ovvio, una follia. Nonostante il coraggio quasi suicida dei cavalieri francesi, le linee inglesi ressero senza grossi problemi l'urto nemico e più volte, sotto un diluvio di frecce, la cavalleria francese fu respinta fino a che, in disordine, fu costretta ad abbandonare il campo. Alla fine della giornata almeno 2.000 nobili cavalieri francesi giacevano morti sul pendio, mischiati a qualche migliaio di balestrieri, mentre le perdite inglesi furono estremamente lievi. La chiave della vittoria di Edoardo, che si era così tolto da una situazione strategica molto difficile, erano state la robustezza della posizione difensiva, la disciplina e la potenza di tiro dei longbowmen inglesi.

Le Conseguenze:

Alla battaglia di Crécy seguì un periodo di tregua che spirò nel 1355 quando il Principe Nero, figlio di Edoardo III, prese la città di Bordeaux, utilizzata poi dagli Ingle-si come base per compiere incursioni e saccheggi nella Francia meridionale. Nel settembre del 1356 il Principe Nero ottenne una seconda grande vittoria nella battaglia di Poitiers, dove fece prigioniero il re di Francia Giovanni II, succeduto a Filippo VI nel 1350. La pace di Brétigny, siglata nel 1360, che riconosceva ad Edoardo III tutti i territori detenuti o conquistati in Francia in cambio della sua rinuncia ad ogni pretesa di legittimità dinastica sul trono francese, chiuse la prima fase della guerra dei Cent'Anni. Ben presto però il nuovo re francese, Carlo V, riaprì le ostilità con gli Inglesi e, adottando la tattica di evitare le battaglie campali, riuscì lentamente a riappropriarsi di gran parte delle terre perdute dai propri predecessori. Lo scontro tra Francia ed Inghilterra era, comunque, destinato a durare un altro secolo, prima che dalle distruzioni della guerra emergesse lentamente una Francia finalmente unita e pronta a prendere il suo posto tra le grandi nazioni europee.

Il Longbowman Inglese:

Gli arcieri furono l’arma vincente degli eserciti inglesi durante la guerra dei Cent’anni, grazie all’uso dell’arco lungo (fino a un metro e novanta) di origine gallese che dava ai longbowmen un notevole vantaggio tecnico. L‘arco lungo permetteva una grande potenza di tiro, che per tutta la guerra dei Cent’anni ebbe la meglio anche sulle corazzature, prima di maglia poi a piastre, dei Francesi. ln Inghilterra si prestava particolare cura all’addestramento degli arcieri, come dimostrano le ordinanze che obbligavano tutti gli uomini al di sopra dei quindici anni ad esercitarsi per due ore ogni domenica: un buon arciere doveva avere una cadenza di tiro di dieci frecce al minuto. Gli arcieri inglesi proteggevano il corpo con una casacca di cuoio imbottito e con gambali di cuoio bollito o, più raramente, di ferro; la testa era riparata da un elmo di ferro a forma conica.

 
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