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Battaglia di Colenso (1899)

Storia > Battaglie Storiche > Battaglie dal 1800 d.C. al 1900 d.C.

Luogo: Colenso
Data:
15 dicembre 1899
Forze in Campo:
Impero Britannico contro il Transvaal e lo Stato Libero d'Orange
Esito:
Vittoria Boera
Comandanti:
Impero Britannico:
 Redvers Buller - Transvaal e Stato Libero d'Orange: Louis Botha

Le due guerre anglo-boere, 1880-1881 e 1899-1902, non sono facilmente classificabili dal punto di vista dello storico militare. Sicuramente si trattò di guerre coloniali situate all'interno del progetto d'espansione britannico nell'Africa meridionale, il futuro Sudafrica, e altrettanto sicuramente furono guerre combattute per la loro indipendenza contro una grande potenza da piccoli stati, le repubbliche boere. Più che di guerre coloniali in senso classico, sarebbe forse più corretto parlare di guerre tra colonialisti: entrambi i contendenti, infatti, avevano stabilito colonie nella zona e, soprattutto, le operazioni belliche non interessarono minimamente le popolazioni native, nei cui confronti sia Britannici sia Boeri ( forse più questi ultimi ) praticavano una politica di sfruttamento e di soggezione. Anche sul piano strettamente militare risulta difficile inquadrare le guerre anglo-boere. Gli Inglesi iniziarono la guerra con i medesimi principi e atteggiamenti con cui, negli anni subito precedenti, avevano combattuto le loro guerre coloniali, che si trattasse di Dervisci o di Zulu, ma presto, di fronte alla resistenza dei coloni boeri, dovettero mutare atteggiamento. I coloni Afrikaner, d'origine olandese, non erano una popolazione primitiva, priva di armi moderne e di una concezione moderna della guerra: anzi, esattamente al contrario, furono gli Inglesi a dover rivedere le loro tattiche di fronte all'agilità e alla duttilità delle piccole formazioni boere dotate di moderni e precisissimi fucili a ripetizione che i coloni, da sempre cacciatori nella savana, sapevano usare con straordinaria efficacia. I primi rovesci militari costrinsero gli Inglesi a mutare il loro approccio tattico: dalle formazioni semi-chiuse con cui si erano combattuti i primi scontri si passò, da parte britannica, ad una più efficace formazione aperta, tanto in attacco quanto in difesa, che prefigurò il modo di combattere che di lì a poco si sarebbe visto nella prima guerra mondiale. Nelle guerre boere si videro anche applicate altre tattiche militari tipiche del Novecento. Resisi conto di non poter resistere in campo aperto alla grande potenza britannica, i Boeri dal 1900 al 1902 organizzarono una forma di guerriglia ( potremmo dire partigiana ) con uno schema che abbiamo visto ripetersi innumerevoli volte nel corso del secolo che si è appena concluso. Purtroppo, anche la risposta inglese costituì un modello per tutte le azioni di controguerriglia; la resistenza boera fu stroncata con la repressione, le fucilazioni, l'uso spietato di reparti addestrati alla lotta antipartigiana e, soprattutto, con la deportazione e l'internamento delle popolazioni civili, col fine di togliere spazi di sopravvivenza ai kommandos boeri. Per certi versi si può dire che le guerre anglo-boere fornirono, in piccolo, un panorama anticipato di quelli che saranno gli orrori e anche i crimini della guerra novecentesca.

La Genesi:

Nella prima metà del XIX secolo la Gran Bretagna si era impossessata del Capo di Buona Speranza e di parte del Sud Africa, formando la colonia del Capo e inimicandosi i discendenti dei coloni olandesi, o Boeri, che si erano stanziati in Africa australe alla metà del Seicento fondando Città del Capo. Le tensioni portarono all'emigrazione in massa dei Boeri oltre i confini della colonia, con quello che la storia boera chiama "Grande Trek", (1835-1843), al quale seguì la costituzio-ne delle Repubbliche boere del Natal (1840), del Transvaal (1848) e dell'Orange (1854). La scoperta dell'oro nel Witwatersrand (1886), una regione del Transvaal meridionale, provocò l'afflusso di migliaia di minatori e prospettori inglesi, nonché la creazione e la rapida espansione della città di Johannesburg. I Boeri, che erano dediti principalmente all'agricoltura, non gradivano la presenza degli Inglesi, tanto da soprannominarli Uitlander (stranieri); li assoggettarono a pesanti tributi e negarono loro il diritto di voto. La tensione culminò nella rivolta degli Uitlander contro il governo boero, rivolta istigata da Cecil Rhodes, a quel tempo governatore della Colonia del Capo, il cui obiettivo era fare di tutto il Sud Africa una colonia inglese. Dopo che nel 1881 una prima guerra tra le repubbliche boere e la Gran Bretagna si era conclusa con il trattato di Pretoria che riconosceva l'indipendenza, sia pure sotto una vaga sovranità britannica, della Repubblica Sudafricana (che sotto la presidenza di Paul Kruger riuniva gli Stati boeri), la tensione salì di nuovo in seguito all'interessamento inglese per le miniere di diamanti recentemente scoperte nei territori boeri. Informato che una grossa forza di spedizione britannica si stava radunando nel Natal, Kruger chiese al governo britannico di sbandare entro quarantotto ore l'esercito d'invasione. L'ultimatum fu rifiutato e nell'ottobre del 1899 le truppe di Kruger, cui si erano unite quelle del Libero Stato dell'Orange, superarono il confine entrando nel Natal. I Boeri lanciarono la loro offensiva su più direttrici: la colonna del Transvaal, comandata dal generale Piet A. Cronjé, investiva Mafeking e le truppe del Libero Stato mettevano sotto assedio la città mineraria di Kimberley. La colonna principale boera, al comando del generale Joubert ricacciava indietro gli Inglesi imbottigliando le truppe del generale sir George White dentro Ladysmith. Il comandante militare britannico sir Redvers Buller, credendo di poter aver facilmente ragione del nemico, divise le sue forze per affrontare contemporaneamente le direttrici d'avanzata del nemico. Un colonna forte di 10.000 uomini e 16 cannoni comandata da Lord Meuthen si diresse verso Kimberley ma, battuta dai Boeri a Magerfontein il 10 dicembre, dovette ritirarsi; lo stesso Buller si mosse con la forza principale verso Ladysmith per liberare la città e di lì aggirare il fianco sinistro boero. Sulla sua strada incontrò però gli uomini del generale Louis Botha, trincerati sulle alture di Colenso.

Le Forze in Campo:

La colonna che il generale Buller conduceva in soccorso di Ladysmith era composta da 5 brigate di fanteria e 44 cannoni, per un totale di 21.000 uomini. Botha aveva, attestati sulle alture che bordavano la riva del fiume Tugela, circa 6.000 Boeri appoggiati da una trentina di cannoni.

La Battaglia:

La conduzione e la stessa ideazione della battaglia di Colenso mostrarono l'indecisione strategica e l'inconsistenza tattica del comando di Buller. Le brigate inglesi erano arrivate davanti a Colenso già dai primi giorni di dicembre, ma il giorno 8 Buller aveva telegrafato a Londra affermando che riteneva troppo forti le posizioni boere per tentare un attraversamento e che avrebbe compiuto un movimento aggirante, sebbene questo gli costasse 50 miglia di marcia in più. Il movimento era già in corso quando il comandante britannico, per una ragione mai chiarita, decise di tornare al progetto di un attraversamento frontale. Riportate le brigate davanti a Colenso, Buller fece arrivare al comandante della guarnigione di Ladysmith, sir George White, un messaggio nel quale gli annunciava che avrebbe attaccato il 17 e gli chiedeva di prevedere una sortita per lo stesso giorno. Incomprensibilmente però Buller diede l'ordine di attacco per il 15 senza avvisare White che avrebbe anticipato di due giorni l'operazione, perdendo così il sostegno dell'azione diversiva dei difensori di Ladysmith. Botha dal canto suo aveva schierato i 6.000 uomini dei suoi kommandos lungo le forti posizioni subito dopo il fiume, rafforzando con trincee e barriere di filo spinato le proprie linee difensive, lasciando più indietro, sulle colline, le sue moderne batterie di artiglieria in posizione da dove potevano battere tutti i punti di attraversamento del fiume. Per scardinare il sistema difensivo boero, Buller aveva pensato ad un attacco condotto dalla 2a brigata del generale Hildyard verso il ponte della ferrovia, mentre il generale Hart e la sua 5a brigata avrebbero attaccato il guado detto Bridle Drift. La cavalleria di Dundonald doveva fare una dimostrazione sul fianco destro per scoraggiare Botha da un movimento offensivo in quella direzione. La 4a e la 6a brigata invece avrebbero costituito la riserva. Mentre le batterie inglesi più arretrate, composte di pezzi della marina, cominciavano a bombardare le posizioni nemiche, le brigate di Buller si mossero in avanti. Hart, sebbene la sua carta gli mostrasse il guado che doveva raggiungere molto ad ovest, si fidò di una guida indigena e fece avanzare la sua brigata, composta di reggimenti irlandesi, in una stretta ansa descritta dal fiume Tugela proprio davanti alle posizioni boere. Hart fece avanzare i suoi battaglioni in formazione serrata, il contrario di ciò che avrebbe dovuto fare, e quando la massa di uomini in kaki si trovò nel saliente formato dal fiume i Boeri aprirono il fuoco. Più di duemila fucili Mauser a ripetizione, una mitragliatrice Maxim e diversi cannoni riversarono un torrente di piombo sui reparti avanzanti. A dispetto del terribile fuoco di sbarramento gli Irlandesi, per cinque volte, avanzarono fino allo sbarramento di filo spinato che i Boeri avevano piantato nel letto del fiume, ma ogni volta furono respinti. In poco più di un'ora la 2a brigata era stata massacrata. Buller, che aveva visto il disastro sulla sua sinistra, mandò la 4a brigata in soccorso di Hart, dicendo al comandante, il generale Lyttleton, di fare quel che era possibile per aiutare gli Irlandesi. Quando però gli uomini di Lyttleton raggiunsero la linea del fuoco furono anch'essi disordinati dal tiro nemico e non poterono che unirsi ai resti della 5a brigata in fuga. Nel frattempo, e senza che il comandante in capo britannico ne fosse nemmeno informato, un'altra catastrofe si stava determinando per i Britannici sul centro e sulla destra dello schieramento. L'attacco della 2a brigata al ponte della ferrovia avrebbe dovuto essere appoggiato dall'artiglieria del colonnello Long, al quale era stata assegnata una copertura di fanteria prelevata dalla riserva della 4a brigata di Barton. Senza ascoltare gli inviti alla prudenza di Barton, Long mise le sue due batterie al galoppo e allontanandosi dalla copertura dei fanti fece sganciare i traini a soli cinquecento metri dalle linee nemiche, sostenendo, in seguito, di aver mal calcolato la distanza. Non appena gli artiglieri inglesi ebbero messo i pezzi in batteria tutta la parte centrale e di sinistra della linea di Botha aprì il fuoco facendo cadere un diluvio di granate e di proiettili sui cannonieri britannici; per mezz'ora gli Inglesi continuarono a ricaricare e sparare mentre uomini e cavalli cadevano colpiti, ma il fuoco inglese era molto meno efficace sulle posizioni trincerate dei Boeri, rispetto al tiro che essi subivano. Ben presto il terreno si riempì di morti e feriti, tra cui lo stesso Long, che furono riparati in una piega del terreno dietro i cannoni. Pian piano il fuoco dei cannoni inglesi, che stavano esaurendo le munizioni, andò spegnendosi e uno degli ufficiali di Long propose al suo comandante di tentare di evacuare i superstiti abbandonando i cannoni; nella storia della Royal Horse Artillery è rimasta celebre la risposta di Long: "Buon Dio! I pezzi non si abbandonano, mai!" Buller, che nel frattempo aveva riguadagnato il centro dello schieramento, vedendo i suoi cannoni muti e circondati di cadaveri, invece di continuare a dirigere la battaglia, si gettò sotto il fuoco nemico, col suo stato maggiore, chiedendo volontari per andare a recuperare i pezzi. Subito tre ufficiali e sette uomini si gettarono in avanti e non senza altre perdite due dei dodici cannoni di Long furono riportati indietro. In tutto quattro Vittoria Crosses e diciotto Distinguished Combat Medals furono assegnate ai protagonisti di questo disperato fatto d'armi. A metà mattinata, demoralizzato dalla perdita dei cannoni e dal fallimento dell'attacco di Hart, Buller decise di abbandonare il combattimento. Egli negò a Barton il permesso di rinforzare, con la sua brigata, la cavalleria che avrebbe potuto attaccare la collina di Hlangwane, sulla destra del campo di battaglia, da cui gli Inglesi avrebbero potuto sovrastare e prendere d'infilata le trincee boere. Anche alla 2a brigata di Hildyard, che non senza perdite aveva preso possesso degli edifici di Colenso, fu ordinato di interrompere il combattimento e di ritirarsi; lo stesso fu ordinato alle brigate di Barton e di Lyttleton che, praticamente, non avevano sparato nemmeno un colpo. Sui 21.000 uomini del suo comando Buller, tra morti, feriti e dispersi, ne aveva perduti 1.127 oltre a 10 cannoni su 44. Botha poté telegrafare al suo governo di aver conseguito una "brillante vittoria": aveva perduto in tutto 40 uomini.

Il Sistema Militare Boero:

Il sistema militare boero era peculiare della società di coloni da cui proveniva. Ogni comunità forniva un gruppo di combattenti dal cui nome, kommando, deriverà la definizione degli incursori inglesi della seconda guerra mondiale; l'insieme dei kommandos andava a formare l'esercito della repubblica. Ogni uomo era, di norma, un ottimo tiratore, allenato alla caccia fin dall'infanzia, e disponeva di un moderno fucile a ripetizione, di solito un Mauser. I combattenti boeri poi erano tutti montati, il che dava all'armata una mobilità sconosciuta alle fanterie britanniche. La capacità di fuoco dei Boeri mise spesso a malpartito le truppe regolari britanniche, che nella prima fase della guerra soffrirono moltissimo il tipo di combattimento impostato dai Boeri. Quando poi divenne impossibile continuare la lotta in campo aperto, a causa dello strapotere inglese, i kommanclos si rivelarono perfette unità di guerriglia impegnando per due anni, dal 1900 al 1902, il potente esercito britannico.

Il Fucile Mauser:

I Boeri disponevano di un'eccellente, se non numerosa, artiglieria; ma la loro arma essenziale era il fucile Mauser, in particolare il modello Gewehr 1898. Si trattava di un'arma calibro 7,29 mm dotata di un caricatore a 5 colpi e sensibilmente più precisa dei Lee-Metford e Lee-Enfield inglesi. Il caricatore dava poi un enorme vantaggio: mentre il fante britannico doveva ricaricare dopo ogni colpo, il soldato boero poteva sparare a ripetizione aumentando di molto il potere di fuoco dei reparti. L'uso del Mauser, assieme ad un paio di moderne mitragliatrici Maxim schierate a Colenso dalle truppe di Botha, si rivelò decisivo nell'arrestare e ricacciare gli attacchi dei battaglioni britannici, che in questo periodo ancora adottavano una formazione serrata o semi serrata, offrendo così ai tiratori boeri un bersaglio impossibile da mancare.

Le Conseguenze:

Buller era stato così impressionato dalla sconfitta subita a Colenso che, dopo la battaglia, inviò un messaggio a White in cui gli consigliava di chiedere una trattativa per ottenere una resa onorevole; White invece decise di continuare a combattere. La sconfitta in ogni caso costò il posto a Buller che fu rimpiazzato dal feldmaresciallo Lord Roberts, che aveva con sé come capo di stato maggiore il generale Kitchener, noto come l'eroe di Ondurman nella guerra contro i Dervisci sudanesi. Roberts riorganizzò l'esercito rendendolo più mobile ed elastico, mostrando in questo di saper apprendere dal nemico, e il 28 febbraio del 1900 finalmente la città di Ladysmith fu liberata. Lentamente il peso della macchina militare britannica cominciò a prendere il sopravvento e dal novembre del 1900 i Boeri furono costretti a trasformare la guerra sul campo, che sapevano di non poter più vincere, in una serie di operazioni di guerriglia. La risposta di Roberts e di Kitchener fu durissima. Con una serie di provvedimenti draconiani, quali la deportazione e l'internamento di intere comunità sospettate di appoggiare i partigiani boeri e con una durissima repressione della guerriglia gli Inglesi, dopo due anni di lotta che provocò reazioni indignate soprattutto nell'Europa di lingua tedesca e in Olanda, costrinsero i Boeri alla resa. Col trattato di Vereeninging, mediato dall'Olanda, i Boeri accettarono la sovranità britannica ponendo fine alla guerra.


 
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