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Battaglia di Caporetto (1917)

Storia > Battaglie Storiche > Battaglie dal 1900 d.C. al 1945 d.C. > Prima Guerra Mondiale (1914-1918)

All'alba del 24 ottobre 1917 un'armata austrotedesca attacca gli italiani fra Plezzo e Tolmino, alla congiunzione fra la prima e la seconda armata. Usando la tecnica dell'infiltrazione, i reparti scelti, fra i quali quello dell'allora tenente Erwin Rommel, rompono il fronte, allargano la breccia, minacciano di aggiramento la terza armata. E' il caos. In pochi giorni una fiumana di sbandati che gli alti comandi non sono in grado di riorganizzare, si ritira verso il Piave, Le cifre: 11.000 morti, 29.000 feriti, quasi 300.000 prigionieri, altrettanti sbandati e oltre 300.000 profughi, l'intero Friuli occupato. "La mancata resistenza di reparti della seconda armata, vilmente ritiratisi senza combattere o ignominiosamente arresisi al nemico ... ". Le parole con cui il 28 ottobre 1917 Cadorna motiva il disastro di Caporetto, pesano ancora oggi.
Caporetto è l'evento chiave della guerra italiana. Coinvolge il fronte interno riattizzando contrasti e polemiche fra neutralisti e interventisti. Costringe a ripensare la strategia offensiva a oltranza e a riorganizzare l'economia di guerra su basi più solide. Una sconfitta, che ha conseguenze militari (la sostituzione di Cadorna, imposta dagli alleati) e politiche (la formazione di un nuovo governo).
Come Adua nel 1896, la sconfitta diventa cartina tornasole dello stesso Stato unitario, dei suoi limiti e dei suoi peccati d'origine.


Caporetto non è il fenomeno di viltà descritto dal comando supremo, né una "pugnalata alla schiena" dei disfattisti, ma non è nemmeno esempio di cosciente ammutinamento. E' il crollo di un esercito stanco e demoralizzato, portato in guerra, sulla base di una disciplina ferrea e di un rigido regolamento. Un esercito al quale sì è chiesta solo una passiva obbedienza (e che pure fino ad allora ha dimostrato una combattività e un'efficienza non inferiore ad altri). Gli oltre 200.000 fra morti e feriti delle ultime due spallate di Cadorna hanno fatto il resto. Ma i soldati non sparano sugli ufficiali, non si rifiutano di obbedire: semplicemente non ascoltano, sfogano la stanchezza morale e fisica (dei singoli e collettiva) muovendo verso la pianura. E arrivati al Piave si lasciano riorganizzare e vanno all'attacco per fermare gli austriaci.

Impostata con l'obiettivo chiaro di difendere il paese, dopo il 1917 la guerra sarà diversa. Le fucilazioni ci saranno, e continuerà il rigore anche con Diaz. Ma ci sarà anche maggiore attenzione per la propaganda di guerra - al fronte e dietro le linee - e per il morale e le condizioni di vita dei soldati.

 
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