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Battaglia di Bannockburn (1314)

Storia > Battaglie Storiche > Battaglie dal 1000 d.C. al 1500 d.C.

Luogo: Bannockburn, a sud di Stirling, Scozia
Data:
23 giugno - 24 giugno 1314
Forze in Campo:
Regno di Scozia contro il Regno d'Inghilterra
Esito:
Vittoria Scozzese
Comandanti: Regno di Scozia:
Robert Bruce -  Regno d'Inghilterra: Edoardo II d'Inghilterra

Fra tutti gli scontri che hanno caratterizzato nel corso dei secoli la lotta tra Scozzesi e Inglesi, la battaglia di Bannockburn combattuta sotto le mura del castello di Stirling il 24 giugno del 1314 è senza dubbio quella che ha avuto più importanza, oltre che nello sviluppo del conflitto tra i due popoli, per lo sviluppo dell'arte della guerra. Nella battaglia, le pesanti formazioni di fanti scozzesi, gli schiltrons, ebbero la meglio sulle ripetute cariche dei cavalieri inglesi, condotte peraltro in terreno svantaggioso. La sconfitta di Bannockburn, oltre a consentire la successione di Robert the Bruce al trono di Scozia e a fermare per un secolo l'espansione inglese verso nord, costrinse gli Inglesi ad aprire una riflessione sul modo in cui avevano combattuto. Ripensando a quello che era successo sul campo scozzese, gli uomini di guerra inglesi capirono che lanciare una serie di cariche violente e incontrollate non era la soluzione tattica migliore per ogni situazione che poteva presentarsi sul campo. Il risultato di questa serie di riflessioni portò gli eserciti inglesi, che avrebbero vinto in pratica tutte le battaglie del secolo contro i Francesi nella guerra dei Cent'anni, a mettere in pratica un'ipotesi che avrebbe ripugnato a tutti i nobili cavalieri europei: combattere appiedati accettando che le fanterie potessero avere un ruolo risolutivo sul campo di battaglia. Da un certo punto di vista, si potrebbe dire che Bannockburn rappresenta per l'a-ristocrazia militare inglese una lezione, dolorosa ma salutare, nel processo di apprendimento per giungere ad un'organizzazione tattica, perfettamente adatta alle risorse belliche a disposizione della monarchia plantageneta. L'interazione tra uomini d'arme, arcieri e cavalieri smontati costituirà per tutto il XIV secolo una ricetta perfettamente adatta a sconfiggere ripetutamente la cavalleria nobile francese ritenuta, a quel tempo, pressoché imbattibile. La lezione ricevuta sotto le mura di Stirling avrebbe fruttato nelle menti dei responsabili militari inglesi, contribuendo all'inizio della fase di declino del cavaliere nobile, figura che aveva dominato i campi di battaglia fin dai tempi di Hastings, duecentocinquanta anni prima.

La Genesi:

La situazione politica scozzese era complicata. Da sempre un regno indipendente, la Scozia aveva però sempre dovuto respingere i tentativi di invasione e di annessione del potente vicino meridionale. A complicare le cose si aggiungeva anche la stessa natura del regno scozzese che, se al nord manteneva fortemente la propria impronta celtica e i rapporti antichi con gli insediamenti norvegesi delle isole set-tentrionali ed occidentali, nella sua parte meridionale, le Lowlands (terre basse) aveva da due secoli subito una lenta ma costante penetrazione da parte di gruppi anglo-normanni che ormai si erano stabilmente insediati oltre il vallo d'Adriano. Sul finire del XIII secolo, quindi, molti dei nobili delle Lowlands non solo erano etnicamente degli Inglesi, ma avendo feudi dalle due parti della frontiera erano divisi, nella loro lealtà. tra il trono scozzese e la corona inglese. Quando una crisi dinastica lasciò a lungo vacante il trono scozzese, Edoardo I d'Inghilterra pensò che l'occasione fosse propizia per impadronirsi del Paese del nord, sottomettendolo come aveva fatto col Galles e unificando così, per la prima volta, tutta l'isola sotto un'unica corona. L'occupazione inglese sembrò all'inizio non incontrare troppa opposizione. Fu nel 1296 che William Wallace, di origine forse gallese, un piccolo nobile del Galloway, regione sud-orientale della Scozia, si mise a capo della rivolta scozzese. Dopo aver sconfitto un piccolo esercito inglese nella battaglia di Stirling Bridge, Wallace fu nominato lord difensore di Scozia dal consiglio dei nobili e condusse incursioni oltre frontiera fino a York. Accortosi del pericolo Edoardo I tornò in Scozia nel 1298 con un grande esercito e, grazie anche all'atteggiamento infido di molti nobili scozzesi, sconfisse l'armata di Wallace nella battaglia di Falkirk; dopo che William Wallace fu barbaramente giustiziato, secondo l'uso, sul ponte di Londra, sembrava che la fiamma della libertà scozzese fosse definitivamente spenta. Fu Robert, un giovane nobile dell'antica famiglia dei Bruce che aveva combattuto a Falkirk a fianco di Edoardo, a riaccenderla qualche anno dopo. Robert, che poteva vantare diritti dinastici al trono di Scozia, si mise a capo della fazione nazionalista e approfittando della morte di Edoardo, cui successe il figlio, il debole Edoardo II, iniziò una serie di azioni di guerriglia sulle montagne di Scozia che misero presto a malpartito le guarnigioni inglesi. A partire dal 1306, anno in cui fu incoronato re di Scozia a Scone, Robert iniziò un'opera di riconquista che permise agli Scozzesi di rimpossessarsi via via di numerosi castelli e di molte città; Edimburgo cadde in mano di Robert nel 1310 e a questo punto anche Edoardo II capì che era giunto il momento di fare qualcosa. Nella primavera del 1314 Edoardo mosse con un esercito che aveva radunato nel Northumberland per attaccare l'esercito di Robert bloccato ad assediare il castello di Stirling. Con almeno 2.000 dei suoi cavalieri Edoardo era convinto di poter aver facilmente ragione delle fanterie scozzesi, che i nobili inglesi non consideravano nemmeno come formate da veri combattenti. Sul campo di Bannockburn, sotto le mura del castello di Stirling, Edoardo avrebbe trovato ad attenderlo i fanti scozzesi di Robert the Bruce; il modo di combattere sulle Isole britanniche, dopo, non sarebbe mai più stato lo stesso.

Le Forze in Campo:

L'esercito di Edoardo II contava su almeno 2.000 cavalieri, dai feudi dell'Inghilterra centro-settentrionale e di circa 25.000 fanti, tra arcieri e uomini d'arme. Robert poteva contare su non più di 6.000 fanti ben addestrati e 500 cavalieri armati alla leggera; a questi si aggiunsero poco più di 2.000 uomini dai clan delle Highlands e dal popolo delle città che, per il loro insufficiente addestramento, il re non integrò nelle sue quattro "battaglie" (in pratica divisioni di fanteria).

La Battaglia:

Secondo le abitudini del tempo, Robert aveva concluso un accordo col governatore del castello di Stirling, che le forze scozzesi stavano assediando. Secondo questo accordo, se entro il giorno di mezza estate, 24 giugno, un esercito di soccorso inglese fosse giunto al castello assediato, gli Scozzesi si sarebbero ritirati. Edoardo, conoscendo l'accordo, mosse quindi con l'armata lungo l'antica via romana di Stirling per costringere gli Scozzesi alla ritirata o ad accettare battaglia. Nel secondo caso, il re inglese era certo che il suo esercito e la sua potente cavalleria non avrebbero avuto problemi a spazzar via la fanteria scozzese. Le prime azioni dello scontro ebbero luogo il 23 giugno. Robert aveva schierato le sue quattro divisioni di fanteria, una comandata da lui stesso, le altre al comando del fratello Edward, di Lord Douglas e di Randolph conte di Moray (la poca cavalleria era agli ordini di Lord Keith), a sbarrare il passo al nemico lungo la strada principale. Venuto a conoscenza dello schieramento scozzese Edoardo cercò di aggirare col grosso dell'esercito la sinistra scozzese, varcando il Bannockburn a nord e lanciando nel contempo la sua avanguardia al comando del conte di Gloucester e un contingente di 800 cavalieri comandati da Clifford all'attacco del centro e della sinistra scozzese per mascherare il suo movimento. Sfortunatamente per gli Inglesi, mentre il grosso dell'armata si trovava impantanato nelle basse terre paludose tra il Bannockburn e il fiume Forth, entrambi gli attacchi furono respinti, con perdite, dalle fanterie scozzesi. Ancora certo della vittoria, Edoardo si accampò per la notte senza nemmeno procedere ad una ricognizione del terreno su cui si sarebbe dovuto combattere il giorno seguente. Robert the Bruce era fiducioso, nei combattimenti della giornata i suoi schiltrons di fanteria avevano dimostrato di possedere l'addestramento e la saldezza per fronteggiare le cariche della cavalleria inglese; fatte rischierare le sue divisioni a sinistra, il re scozzese si accinse a passare la notte tra i suoi uomini. Il mattino del 24 giugno 1314 il sole sorse limpido sul campo di Bannockburn; dopo aver fatto celebrare la messa, Robert fece schierare le sue divisioni nel piano formato dal Bannockburn e dal Forth, col fianco sinistro appoggiato alla chiesa di San Ninian e il destro al fiume. Più indietro aveva lasciato i suoi pochi cavalieri e gli uomini delle Highlands, che non riteneva adatti a mantenere la posizione nella linea di battaglia. Si trattava di un'ottima posizione difensiva; il terreno in lieve pendio e acquitrinoso avrebbe rallentato l'impeto dei cavalieri inglesi, dando agli schiltrons scozzesi un lieve vantaggio di posizione. Edoardo aveva schierato l'esercito secondo le consuetudini del tempo: davanti i cavalieri, dai quali ci si aspettava sempre la soluzione della battaglia, dietro, in posizione passiva, la massa dei fanti. L'unico accorgimento tattico preso da Edoardo II era stato l'inviare, in una depressione sulla sua destra, un migliaio di arcieri, per appoggiare col lancio delle frecce la carica della cavalleria pesante. La battaglia fu aperta dalla carica dei cavalieri inglesi, fiduciosi di fare facilmente a pezzi i contadini armati che gli si paravano davanti. La fanteria scozzese era stata però ben addestrata dagli uomini di Robert, durante i mesi passati sotto le mura di Stirling, e chiusi i ranghi in formazione ad "istrice" riuscì a smorzare l'impeto inglese. A questo punto, vedendo che gli arcieri nemici, sulla propria sinistra, stavano facendo danni nelle formazioni chiuse di fanti, il sovrano scozzese ordinò a Lord Keith, che quel mattino aveva preso il comando della cavalleria, di muovere sulla sinistra e caricare gli arcieri. Privi di lance per difendersi dalla cavalleria e presi sul fianco, gli arcieri inglesi si sbandarono, molti furono massacrati sul posto, gli altri si diedero alla fuga andando ad aumentare la confusione nelle file dei loro cavalieri già scompaginati dal fallimento della carica. La cavalleria inglese si ritirò per riorganizzarsi e subito dopo lanciò un'ennesima carica contro gli "istrici" scozzesi, cui parteciparono anche i cavalieri della riserva. Anche questa carica non ebbe alcun successo: di fronte alla selva di punte che emergeva dai quadrati scozzesi i cavalli, per quanto addestrati al combattimento, si rifiutavano di avanzare; anzi, spesso, s'impennavano disarcionando i cavalieri pesantemente corazzati che li montavano. Era quello che Robert attendeva. Assumendo la formazione d'attacco le divisioni scozzesi si lanciarono contro la vacillante massa dei cavalieri inglesi, ricacciandoli in disordine contro il grosso della fanteria che subito, vista la rotta dei loro signori, si sbandò. Travolto, l'esercito inglese si disperse in tanti piccoli gruppi che cercavano scampo tra le paludi, dove molti dei cavalieri caddero e trovarono la morte. La Scozia aveva avuto la vittoria che le serviva per riaffermare la sua indipendenza e trovare un forte cemento di unità nazionale tra le tante componenti che la formavano. Edoardo, confuso e sconfitto, non senza difficoltà riguadagnò il confine inglese. Nel corso della battaglia gli Inglesi persero, tra i caduti e i catturati per il riscatto, almeno 700 nobili e diverse migliaia di fanti; gli Scozzesi inoltre razziarono il campo reale dove trovarono grandi ricchezze in denaro e in oro. Si dice, sicuramente esagerando, che l'esercito di Bruce abbia avuto un solo caduto.

Le Conseguenze:

In seguito alla battaglia di Bannockburn Robert the Bruce ottenne, anche di fronte al resto del mondo, la sua consacrazione come re degli Scozzesi. Edoardo fu costretto a venire a patti col nemico di oltre vallo d'Adriano e, nel 1323, dopo altri nove anni di guerre, dovette accettare una tregua che, di fatto, riconosceva i confini scozzesi. Le lotte tra Scozia ed Inghilterra non erano certo terminate e dopo numerosi altri conflitti proprio uno Stuart, discendente ( sia pure indiretto ) di Robert the Bruce, sedette per primo sul trono unificato dei due Paesi.

Lo Schiltron:

La principale innovazione tattica che la battaglia di Bannockburn offrì fu sicuramente lo schieramento in formazione serrata della fanteria scozzese. Sapendo bene di non poter contare su una forte cavalleria, Robert aveva a lungo addestrato i pro-pri uomini affinché, per quanto appiedati, fossero in grado di opporsi alla furia delle cariche dei cavalieri inglesi. Armati di mezze picche, lance lunghe attorno a 4 metri, i fanti scozzesi avevano imparato a formare dei quadrati, detti "istrici", che risultarono inattaccabili per la cavalleria. Queste formazioni, dette schiltrons, erano anche in grado di assumere funzione offensiva in quanto i fanti scozzesi erano stati addestrati a muoversi in avanti mantenendo la formazione chiusa. Ovviamente ci volle un grande sangue freddo per fronteggiare a piè fermo le impressionanti cariche dei cavalieri inglesi; inoltre gli schiltrons, a causa della loro densità, risultavano molto vulnerabili ai tiri degli arcieri. Fu comunque una com-binazione dell'elasticità tattica delle formazioni scozzesi e dell'insipienza militare di Edoardo II che consentì agli Scozzesi di ottenere, a Bannockburn, una vittoria totale. Vittoria che aprì, nel campo inglese, una riflessione teorica sul modo di com-battere che avrebbe dato i suoi frutti, sui campi di Francia, nei decenni seguenti.

 
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