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Battaglia di Balaklava (1854)

Storia > Battaglie Storiche > Battaglie dal 1800 d.C. al 1900 d.C.

Luogo: Balaklava
Data:
25 Ottobre 1854
Forze in Campo:
Regno Unito , Francia e Impero Ottomano contro l'Impero Russo
Esito:
Inconcludente
Comandanti:
Regno Unito , Francia e Impero Ottomano:
Lord Raglan e Armand Jacques Leroy de Saint-Arnaud - Impero Russo: Pavel Liprandi

Gli anni centrali del XIX secolo sono visti, dall'angolo d'osservazione degli storici militari, come una fase di passaggio tra il modo di fare la guerra che aveva caratterizzato le guerre napoleoniche e le trasformazioni tecnologiche, ma anche tattico-strategiche, che attraverso la guerra civile americana prima e la guerra franco-prussiana poi porteranno alla Grande Guerra. Da questo punto di vista la guerra di Crimea, combattuta tra il 1854 e il 1856 e che vide contrapporsi la Russia zarista da un lato e Francia, Gran Bretagna e Turchia ( con l'aggiunta di un piccolo contingente sardo ) dall'altro è in qualche modo emblematica della confusione concettuale che regnava nelle classi militari europee in questa fase di passaggio. Ancora troppo influenzati dalla figura di Napoleone, del quale studiavano il sistema attraverso il filtro dei lavori teorici dello svizzero Jomini, i generali di tutte le potenze europee non erano ancora riusciti a comprendere come i frutti tecnologici della nascente industrializzazione stessero mutando o avessero già mutato il modo di combattere. L'introduzione del moschetto rigato, capace di triplicare la gittata utile delle armi in uso precedentemente, e della granata d'artiglieria esplodente, che stava sostituendo le palle piene sparate dai cannoni di Napoleone, avrebbero ben presto reso obsolete le tattiche di combattimento che la maggioranza dei comandanti in Crimea avevano conosciuto durante il loro apprendistato trenta o quaranta anni prima, rendendo necessario un ripensamento generale dell'approccio tattico, ma anche strategico, al campo di battaglia. Ragionare ancora in termini di formazioni chiuse o, peggio ancora, di cariche di cavalleria di fronte all'efficacia sempre maggiore delle armi da fuoco a disposizione degli eserciti trasformò la guerra di Crimea in una sanguinosa dimostrazione di cosa non si doveva più fare sul campo. In questo senso l'episodio, relativamente importante di per sé, della carica lanciata il 25 ottobre 1854 dalla brigata di cavalleria leggera britannica lungo la valle di Balaldava, risulta sinistramente illuminante. Dire che la lezione della Crimea sia stata appresa dalle clas-si militari è però una pura illusione. Per tutto il secolo, dalla guerra per l'indipendenza italiana del 1859, attraverso la guerra civile americana, per finire addirittura alla guerra franco-prussiana del 1870, episodi di cieco conservatorismo militare, pagati di norma col sangue delle truppe, si alternarono a momenti di comprensione e sfruttamento delle novità che il progresso aveva messo a disposizione dei comandanti. Qualcuno ha scritto che, di solito, i generali combattono una guerra coi metodi della guerra precedente; per gli anni che vanno dal 1850 al 1870 credo che la massima vada corretta in termini peggiorativi: i generali di questo periodo spesso combatterono le loro guerre coi metodi di due o tre guerre prima.

La Genesi:

Le origini della guerra di Crimea sono da individuare nel grande sconquasso geopolitico innescato, in Europa, dalla crisi dell'impero turco e, contemporaneamente, dalle iniziative espansionistiche della Russia, volte a conseguire un accesso al Mediterraneo. A questi fattori si devono inoltre aggiungere le aspirazioni di Francia e Gran Bretagna a esercitare l'egemonia navale e terrestre nell'area nordafricana, mediterranea e mediorientale. La Russia da tempo aveva tratto vantaggio dalla debolezza politica e militare dell'impero ottomano insediandosi nel Mar Nero ed esercitando la propria influenza su tutta l'area balcanica. All'inizio del XIX secolo la pressione russa aveva portato alla vittoria nella guerra contro la Turchia del 1828-1829 conclusasi con il trattato di Unkiàr-Skelessi. Con questo successo la Russia si era assicurata il controllo del Bosforo e poteva imporre la sua presenza nella regione. Francia e Gran Bretagna, allarmate dall'espansione russa che consideravano una minaccia ai propri interessi nel Medio Oriente e alla supremazia conquistata sui mari, assunsero una linea di fermezza contro lo zar; anche l'Austria, che salvo la parentesi napoleonica era tradizionalmente in concorrenza con la Russia, cominciò a temere l'avanzata russa, che avrebbe potuto scontrarsi con le sue ambizioni nei Balcani. Anche la guerra di Crimea ebbe un casus belli, per così dire di tipo etico, che nascose i veri interessi in gioco. Questo va ricercato nella disputa tra cattolici e ortodossi per il controllo dei Luoghi Santi in Palestina, allora parte dell'impero ottomano. Nel settembre del 1852 il sultano di Costantinopoli, incoraggiato dall'appoggio anglo-francese, si pronunciò a favore dei cattolici e al contempo si oppose alla richiesta dello zar Nicola I di esercitare il protettorato sui principati di Moldavia e Valacchia. La Russia, che non attendeva altro, rispose invadendo i due principati danubiani. In risposta all'invasione una squadra navale anglo-francese occupò la baia di Besika, segnale questo che convinse la Turchia a entrare in guerra. La distruzione della flotta turca nel Mar Nero fu compensata dalla vittoria ottomana nella battaglia terrestre di Oltenita, ma lo scontro assunse una dimensione internazionale quando Francia e Gran Bretagna, nel 1854, dichiararono guerra alla Russia; l'Austria in un primo tempo intervenne separatamente, prima con l'appoggio diplomatico prussiano, poi con il consenso turco all'occupazione dei principati e infine stringendo formale alleanza con Inglesi e Francesi, sebbene Vienna non inviasse mai truppe in Crimea. Dopo aver sconfitto i Russi nella sanguinosa battaglia del fiume Alma, le truppe inviate in Crimea da questi due stati si diressero verso la fortezza russa di Sebastopoli, ponendola sotto assedio e iniziando una confusa serie di operazioni che culminarono nei due fatti d'arme di Inkermann e Balaklava.

Le Forze in Campo:

La brigata leggera inglese era formata a Balaklava di quasi 700 uomini, sebbene la leggenda abbia fissato in 600 il numero dei partecipanti alla carica. Inoltre presero parte alle fasi dello scontro che portarono alla carica anche i 650 uomini della brigata di cavalleria pesante di Sir Scarlett, un certo numero di artiglieri turchi e i forse 1.000 uomini del 93° Highlanders. Molto difficile è invece definire le forze russe che parteciparono alla battaglia, se si tiene conto delle varie fasi di combattimento che ebbero luogo nel corso della giornata, credo si possa parlare di circa 5.000 uomini e 50 cannoni, per quanto non tutti furono impegnati direttamente nella valle di Balaklava.

La Battaglia:

La battaglia di Balaklava fu combattuta in realtà in una stretta vallata di fronte alla collina di Sapoun Gora, circa due miglia a nord dell'abitato dove, per la posizione in fondo ad una tranquilla rada, l'esercito alleato aveva posto una delle proprie principali basi logistiche. La giornata del 25 ottobre iniziò con una serie di attacchi russi miranti a conquistare una posizione vantaggiosa lungo i crinali di colline che dalla costa s'irradiavano verso l'interno da cui poter minacciare, direttamente o coi bombardamenti, le installazioni di Balaklava. Uno dei principali obiettivi dei Russi erano le colline attorno a Balaklava, che costeggiavano sulla destra la valle la quale, dopo la carica della brigata leggera, fu detta "Valle della Morte". Mentre i cannoni pesanti russi bombardavano le batterie turche installate sulle colline, un movimento in basso della cavalleria russa fu fermato prima dal pronto intervento dei fanti scozzesi del 93° reggimento, quindi ricacciato da una carica della brigata di cavalleria pesante comandata dal brigadiere generale Sir Scarlett. Il fuoco russo però aveva costretto i cannonieri turchi ad abbandonare le piazzole sulle colline con ancora i cannoni. Il comandante dell'esercito inglese, Lord Raglan, che in gioventù era stato a Waterloo come aiutante di campo di Wellington, e che dalla sua posizione sopraelevata vedeva perfettamente ciò che stava succedendo sulle colline, mandò un ordine a Lord Lucan, comandante della cavalleria e a Lord Cardigan, comandante della brigata leggera, in cui si chiedeva a quest'ultimo di riprendere i cannoni abbandonati dai turchi. L'ordine fu portato dal capitano Nolan, un brillante ufficiale che in passato aveva avuto più di una ruggine con entrambi i suoi nobili superiori. Quello di cui Raglan non si era reso conto, mentre scarabocchiava l'ordine per la sua cavalleria, era che entrambi i suoi subordinati si trovavano molto più in basso, assieme ai reparti all'imboccatura della valle, e non potevano dalla loro posizione vedere le piazzole dove si trovavano i cannoni turchi che i Russi stavano cercando di inchiodare o di portare via. Gli unici cannoni che Lucan e Cardigan potevano vedere erano le batterie russe che, assieme a numerosa fanteria, guarnivano il fondo e il fianco destro della valle rendendola una vera trappola per qualsiasi cavalleria vi si fosse avventurata. Quando Lucan, stupito, chiese a Nolan di quali cannoni si parlasse nell'ordine, il capitano, che non stimava per niente il suo superiore, gli indicò con un gesto sprezzante le linee nemiche dicendo: "Ecco, sono là i vostri cannoni, Sir". Lucan, per quanto irritato dalla scortesia del subordinato, non poteva far altro che far eseguire l'ordine e assieme a Nolan si recò presso Cardigan per trasmettergli di persona l'ordine d'attacco della brigata leggera. Anche Cardigan si mostrò stupito per l'ordine ricevuto ma disciplina militare e orgoglio di casta gli impedivano di discutere un ordine, in particolar modo di fronte al suo superiore che egli odiava con tutto il cuore. Fu così che a seguito di una serie incredibile di errori, leggerezze e rivalità interne al sistema di comando britannico i reggimenti della brigata leggera si avviarono al proprio destino. Cardigan formò la sua brigata su due linee: davanti il 13° dragoni leggeri, il 17° lancieri e 111° ussari, in seconda linea il 4° dragoni leggeri e l'8° ussari. Lo stesso comandante si mise alla testa dei reparti mentre anche il capitano Nolan si aggregò ai reggimenti; Lord Lucan rimase indietro col suo piccolo stato maggiore ad osservare gli avvenimenti. Dall'alto della loro posizione Raglan e i suoi aiutanti di campo inorridirono quando videro la brigata leggera entrare nella valle invece di risalire a destra il pendio della collina; Raglan mandò subito un ufficiale di collegamento per rimediare all'errore. Ma era troppo tardi. Appena entrati nella vallata i reggimenti di Cardigan passarono al piccolo trotto, poi progressivamente accelerarono l'andatura. Per alcuni attimi non successe niente: i Russi stessi, come gli osservatori inglesi e francesi che stavano sulle colline attorno, sembravano allibiti dalla determinazione suicida con cui quei vario-pinti cavalleggeri, con i guidoncini sulle lance che oscillavano al vento, andavano verso un inevitabile massacro. Poi, all'improvviso tutte le batterie russe aprirono il fuoco. Mentre i reparti passavano al piccolo galoppo i proiettili nemici aprivano varchi sempre più ampi nelle loro file; i cavalleggeri serravano per riempire i vuoti e spronavano sempre più le cavalcature; dietro, una scia di uomini e animali morti o feriti segnava la direzione della carica. Sotto un fuoco sempre più preciso la brigata leggera si mise al gran galoppo per percorrere le ultime centinaia di metri, gli uomini urlavano, in preda ad una sorta di trance guerriera, mentre i loro compagni cadevano a grappoli. Cardigan, tutto inzaccherato, era ancora alla testa dei reggimenti: miracolosamente rientrerà nelle linee inglesi senza nemmeno un graffio, mentre il cadavere di Nolan era rimasto nella polvere già dalle prime fasi dell'attacco. Alcuni squadroni cosacchi usciti dalle linee russe per intercettare la carica furono spazzati via in pochi secondi dal furore degli Inglesi; ormai le batterie russe, sul fondo della valle, erano a portata di mano, con un ultimo slancio i resti della brigata leggera furono tra i cannoni, sciabolando gli artiglieri russi. Per un istante tutti pensarono che, contro ogni pronostico, la carica potesse aver avuto successo. Ma fu solo un attimo: da dietro numerosi squadroni di cosacchi e dragoni russi controcaricarono i disorganizzati reggimenti inglesi o quel che ne restava e in pochi attimi la cavalleria inglese era in fuga lungo la valle su cui aveva attaccato. Il rientro nelle linee alleate fu un incubo ancora peggiore dell'attacco. Tormenta-ti dal fuoco dei cannoni russi, i pochi superstiti della brigata leggera attraversa-rono il terreno cosparso dai cadaveri dei loro compagni; qualcuno cercò di fermarsi per soccorrere i molti feriti che chiedevano aiuto ma la maggior parte era troppo inebetita per fare qualsiasi cosa. Dei circa 700 uomini che avevano iniziato la carica solo 195 tornarono indietro. L'episodio suscitò grandi polemiche in patria e in Crimea. A seguito delle accuse che seguirono il massacro sia Lucan sia Cardigan ebbero la carriera militare rovinata e la polemica si trascinò per anni sui giornali inglesi. Ma il miglior commento alla carica di Balaklava resta quello del generale francese Bosquet, che era stato tra i testimoni dell'evento: "C'est magnifique mais ce n'est pas la guerre".

Le Conseguenze:

La battaglia di Balaklava, per motivi largamente propagandistici, fu spacciata per una vittoria alleata. In realtà, i Russi riuscirono a mantenere il controllo delle colline per cui si era combattuto, e da qui furono in grado di minacciare la base logistica alleata di Balaklava. Questo fatto peggiorò notevolmente le condizioni di vita delle truppe alleate ( durante l'inverno che stava per arrivare le difficoltà di rifornimento furono enormi ) e non modificò di molto il risultato finale della guerra. Nel gennaio del 1855, infatti, il campo alleato si estese con l'ingresso in guerra del Regno di Sardegna. Le truppe piemontesi, comandate dal generale La Marmora, si distinsero nella battaglia della Cernaia, cui seguì nel settembre 1855 la caduta di Sebastopoli. A quel punto lo zar Alessandro II, che era appena salito al trono, accettò di iniziare le trattative di pace, che si conclusero col trattato di Parigi: la Russia dovette cedere le foci del Danubio e una piccola parte della Bessarabia alla Turchia; i principati danubiani furono posti sotto il protettorato congiunto delle grandi potenze, che a loro volta si pronunciarono per il rispetto dell'indipendenza e dell'integrità territoriale della Turchia.

Il Sistema della Venalità delle cariche nell'Esercito Inglese:

A metà del XIX secolo nell'esercito britannico era ancora in vigore il sistema di ottenimento del grado di ufficiale e di avanzamento basato sull'acquisto dei bre-vetti. Chiunque volesse avere un grado da ufficiale o, avendone già uno, volesse ottenere una promozione, doveva acquistare per denaro sonante presso i vari reggimenti il grado di suo interesse. Il sistema può apparire bizzarro, e certo molti dei problemi che il sistema di comando inglese palesò in Crimea possono essere attribuiti al metodo di selezione degli ufficiali; tuttavia era in vigore nell'esercito da ormai due secoli. Scottati dall'esperienza della dittatura militare, instaurata col sostegno dell'esercito dopo la guerra civile da Oliver Cromwell, i governi inglesi volevano esser certi che i comandi militari fossero sempre organici all'establishment economico e sociale. Con la venalità delle cariche, sistema che faceva avanzare i più ricchi e non i più meritevoli, era molto bassa inoltre la probabilità che dalle file degli ufficiali potessero uscire personalità "bonapartistiche" capaci di mettere in difficoltà il sistema politico. Negli anni seguenti la guerra di Crimea comunque il sistema, anche a causa delle polemiche sulla condotta della guerra, fu progressivamente abbandonato.

 
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