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Battaglia di Alesia (52 a.C.)

Storia > Battaglie Storiche > Battaglie dal 1500 a.C. al 1 a.C.

Alesia era una città fortificata situata su di un’altura scoscesa (monte Auxois), al centro della Gallia Transalpina.
A nord e a sud era protetta da due fiumi (Ose e Oserain che confluivano o ovest nel Brenne), tutto attorno vi erano delle colline a rendere difficile l’accesso tranne a ovest dove il terreno era relativamente in piano (la Pianura di Laumes).
L’esercito al comando di Cesare era composto da circa 10.000 ausiliari e 10/11 legioni per circa 50.000 uomini.
Vercingetorige aveva con se 65.000 fanti e 15.000 cavalieri. Questi ultimi vennero mandati, prima del completamento delle opere d’assedio, a chiedere aiuto presso le rispettive tribù.

"Inutile dire che la situazione per qualsiasi comandante sarebbe stata un incubo dal punto di vista tattico: un assedio in territorio ostile con il rischio di essere attaccati alle spalle da truppe di rinforzo. Ma è proprio in questa difficile situazione che Cesare scolpì il proprio nome nella storia."


L’eccezionalità dell’impresa si percepisce anche dalle imponenti strutture difensive:
Furono erette due fortificazioni: una controvallazione interna di 15 km e una circonvallazione esterna di quasi 23 km, con palizzate alte circa 3,5 m, centinaia di torri a intervalli regolari e alcuni fortini. Inoltre nel lato verso Alesia, per proteggersi dalle sortite, vennero posti: due fossati, di cui uno pieno di acqua, e vari ostacoli: 5 file di Cippi (=monumenti funebri) costituiti da tronchi aguzzi occultati, 8 ordini di “gigli” (pali acuminati induriti sul fuoco) e infine gli “stimoli” costituiti da rami appuntiti.
Ora non restava che attendere la resa di Vercingetorige e resistere a ogni assalto esterno o sortita interna.

Svolgimento dell’assedio:
La situazione per gli assediati incominciò subito a peggiorare, Cesare nel “De Bello Gallico” narra l’episodio di una riunione avvenuta tra gli occupanti di Alesia, in cui venne proposto:

"Di fare come fecero i nostri antenati nella guerra contro i Cimbri ed i Teutoni… quando, respinti nelle città e costretti da simile carestia, si cibarono dei corpi di coloro che per età non erano più adatti alla guerra e non si arresero ai nemici."

Vercingetorige per evitare questa soluzione drammatica fece uscire tutti gli inabili alla guerra pensando che potessero essere lasciati passare da Cesare. La loro fine fu però terribile infatti i legionari, ricevuto l’ordine di non far passare nessuno, li lasciarono perire per inedia tra il vallo e le mura di Alesia.

Primo Attacco:
A fine Ottobre giunsero i rinforzi gallici forti di 240.000 fanti e 8.000 cavalieri accampantisi sulle colline a ovest. Il giorno dopo il loro arrivo ci fu uno scontro nella piana di Laumes tra le cavallerie. La vittoria dei romani, in inferiorità numerica, fu dovuta ad un provvidenziale attacco sul fianco da parte della cavalleria germanica. Gli assediati non riuscendo ad intervenire rimasero spettatori inermi della sconfitta.







Secondo Attacco:

Un assalto notturno fu il secondo tentativo dell’armata di soccorso, ma i romani ben addestrati e con ordini precisi riuscirono a respingerli di nuovo anche grazie alle macchine da getto come baliste e catapulte.
L’esercito di vercingetorige non riuscì ad intervenire in tempo vanificando la possibilità di un attacco su due fronti.





Terzo Attacco:
Il terzo e definitivo attacco iniziò con un assalto di 60.000 galli a nord (il loro spostamento avvenne con il favore delle tenebre) presso un forte presidiato dalla I e XI legione che risultava essere in una posizione debole visto il pendio antistante (Monte Rea) ed il mancato inserimento nelle opere difensive.

Contemporaneamente sulla piana di Laumes il resto dell’esercito di soccorso attaccò la circonvallazione mentre dall’interno Vercingetorige guidò il resto delle sue forze contro la controvallazione. Si era giunti alla resa dei conti.

Cesare avvertito della difficile situazione a nord all’inizio decise di inviare alcune coorti in soccorso al comando del fido luogotenente Tito Labieno.
In seguito decise di procedere personalmente incitando lungo il cammino i suoi legionari a non mollare. Raccolte alcune coorti effettuò un aggiramento delle truppe nemiche e insieme alla cavalleria mise in fuga i galli a Nord.

L’esercito di Alesia sconfortato da mancato sfondamento decise di ritirarsi definitivamente in città mentre il resto dei galli che lottavano sulla piana di Laumes, appresa la piega sfavorevole della battaglia, si dispersero a loro volta. Cesare inviò la propria cavalleria al loro inseguimento dato che ormai la battaglia era finita e la guerra vinta.

Conclusioni dell'Assedio:
Cesare ricevuti gli ambasciatori gallici dettò le condizioni della resa: la consegna delle armi e dei capi della rivolta.
Plutarco ci descrive nelle sue “Vite Parallele” la resa di Vercingetorige:


"Vercingetorige, indossata l’armatura più bella, bardò il cavallo, uscì in sella dalla porta della città di Alesia e, fatto un giro attorno a Cesare seduto, scese da cavallo, si spogliò delle armi che indossava e chinatosi ai piedi di Cesare, se ne stette immobile, fino a quando non fu consegnato alle guardie per essere custodito fino al Trionfo".

Mentre Floro ci racconta cosa disse a Cesare:

"Prendi, hai vinto un uomo valoroso, tu che sei un uomo valorosissimo!"

La fine del comandante gallico fu misera, passò 6 anni in carcere in attesa di essere trascinato in trionfo. Terminata l’umiliazione venne strangolato secondo l’usanza romana.
A Cesare dopo questa vittoria non rimase che sedare piccole rivolte tra il 51 ed il 50 a.C. per dichiarare infine la Gallia dominio romano.


Conseguenze:
Nella conquista della Gallia si calcola che morirono circa 1 milione di galli e altrettanti furono fatti schiavi.
Roma ne uscì rafforzata territorialmente e i suoi interessi si proiettarono al di fuori del mediterraneo verso l’Europa settentrionale.
Ma il maggior beneficiario fu il suo conquistatore: Cesare. Ora aveva la forza necessaria per imporre il proprio volere al Senato e nel gennaio del 49 a.C. attraversò al comando di una legione il Rubicone, pronunciando la famosa frase:

"Alea iacta est"

Iniziò così un’altra guerra civile durata fino al 45 a.C. in cui gli si oppose il suo vecchio alleato Pompeo. Si ebbero combattimenti in Spagna, Grecia, Egitto, Siria e Nord Africa, ma ancora una volta Cesare ne uscì vincitore. Impossessatosi del potere si fece nominare Dittatore a vita.
Non più giovane incominciò subito a progettare nuove campagne contro i Parti a oriente e in Europa contro i Daci e i Germani.
Ma morirà, come è ben noto, in una congiura il 15 marzo del 44 a.C. lasciando incompiuto il suo più grande sogno: sentirsi pari se non superiore al suo mito Alessandro Magno.

 
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