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Battaglia del Kosovo-Polje (1389)

Storia > Battaglie Storiche > Battaglie dal 1000 d.C. al 1500 d.C.

Nella “Piana dei merli” (in serbo:Kosovo Polje) si ebbero due battaglie: una nel 1389 e un’altra nel 1448 e in tutte e due gli eserciti cristiani furono rovinosamente sconfitti dai Turchi. Benchè la seconda fosse storicamente più importante per numero di combattenti e per gli effetti storici, tuttavia la prima è entrata nell’immaginario serbo divenendo il mito fondante dello spirito nazionale fino ai nostri giorni: intorno ad essa sono fioriti miti e leggende cantati in infiniti canti popolari attraverso i secoli. Nella storia della battaglia cercheremo di distinguere la leggenda dalla realtà storica che, comunque, per carenza delle fonti, non è sempre molto chiara.

Armata Turca:

Era composta da circa 50 mila uomini, guidata dal sultano Murad I. In realtà l’obiettivo strategico generale dei Turchi era la conquista di Costantinopoli: tuttavia essi, prima di assalire direttamente la grande capitale dell’Impero d’Oriente, volevano assicurarsi che essa non potesse ricevere aiuti da parte dei popoli balcanici che essendo anche essi cristiani potevano, nel momento dell'estremo pericolo, portare alla città un valido aiuto

Armata Cristiana:

Era formata da 25 mila uomini: non erano però solamente Serbi come poi la leggenda suggeriva ma anche di altre etnie cristiane: bosniaci, croati, albanesi bulgari . Nel decennio precedente si era formato un effimero impero serbo che però si era già sfaldato per lotte intestine: la potenza serba quindi non fu disfatta in quella occasione perche era già tramontata.
Il comandante era il serbo Lazar che portava il titolo di Knez (principe) e non piu di Zar come i suoi predecessori ma l’altro comandante era Vlatko Vukovic, duca bosniaco.

La Battaglia:

All’inizio della battaglia sul lato destro la carica della cavalleria cristiana travolse i Turchi mentre poco dopo anche l’altra ala, guidata da Vukovic ebbe la meglio. Tuttavia i Turchi resistettero ancora valorosamente fino a che raggiunsero il campo di battaglia altre forze turche fresche che ebbero la meglio sui combattenti cristiani, ormai sfiniti.
Caddero in battaglia o furono uccisi subito dopo tutti i cavalieri che erano tratti dalla nobiltà che fu quindi annientata.
Anche Lazar cadde sul campo e in seguito considerato un santo martire. Invece l’altro comandante, il bosniaco Vukovic si salvò e continuò la resistenza negli anni seguenti fino a che anche lui fu catturato e ucciso dai Turchi. Si parla anche di tradimento da parte di alcuni cristiani ma non ne abbiamo una sicura notizia storica così come del fatto che i prigionieri furono accecati dai Turchi.

Morte di Mujrad I:

Poco dopo la battaglia un nobile serbo di nome Miloš Obilic finse di voler passare dalla parte dei Turchi e riuscì cosi ad uccidere a tradimento il sultano: la morte di un condottiero in quei tempi era di vitale importanza tanto che nel resto dell’Europa spesso si credette che i Turchi fossero stati sconfitti. Tuttavia il successore Bayezid I rapidamente ascese al trono continuando le operazioni contro i Serbi. Non spinse però, la guerra fino a fondo preferendo accontentarsi di un tributo e della prestazione di contingenti militari ausiliari: il sultano anzi prese in moglie la figlia di Lazar stesso.

Conseguenza Della Battaglia:

In effetti la Serbia, contrariamente a quanto racconta la leggenda, non perse propriamente la sua libertà, fatto che avvenne invece solo 70 anni dopo, nel 1448 con la seconda battaglia di Kosovo Polje. Questo lungo periodo è dovuto al fatto che i Turchi dovettero affrontare nel frattempo le orde di Tamerlano che li sconfissero nel 1402 nella battaglia di Ankara (nella quale combatterono anche contingenti serbi). Quando poi l’effimero impero di Tamerlano si dissolse, allora i Turchi ripresero l’avanzata verso Occidente: sconfissero nuovamente, nel 1448, nella seconda battaglia di Kosovo Polje un esercito cristiano guidato questa volta dall’ungherese Hunyady e quindi finalmente assediarono e presero Costantinopoli nel 1453 facendone la loro capitale. La Serbia recuperò la sua indipendenza pienamente solo nel 1878.

Il Mito:

Con il passare dei secoli la battaglia di Kosovo Polje entro nel mito: il principe Lazar divenne un eroe nazionale al quale venivano assegnate tutte le virtù e per secoli se ne cantarono le gesta che i bambini apprendevano poi nelle scuole.
I Serbi venivano presentati come le vittime della ferocia islamica, i martiri della fede cristiana, la sconfitta veniva attribuita ai tradimenti e quindi nasceva anche il risentimento per una Serbia grande e sfortunata, vittima del tradimento e dell’abbandono degli altri.
In realtà si tratta di un fatto storico che non viene inquadrato nel suo contesto e quindi assume un valore assoluto e mitico; I Serbi paiono credere che quella battaglia fosse un fatto unico. Ma non furono solo i Serbi a combattere contro i Turchi ma anche i Greci di Bisanzio, gli Albanesi di Castriota Scanderberg, gli Ungheresi di Hunyadi, i Rumeni di Dragul e cosi via: le guerre durarono 500 anni e Kosovo Polje non ha affatto un posto speciale.
Nel 1989, nel seicentesimo anniversario, Milesovic pronunciò un famoso discorso sulla battaglia alimentando un nazionalismo esasperato, uno dei semi, ma non l’unico delle tragedie della ex Jugoslavia.
La mitizzazione dei fatti storici a fini propagandistici è d’altra parte un fenomeno comune, ricorrente che avviene un po' dovunque nel mondo: basta pensare in Italia alla battaglia di Legnano, al sasso del Balilla quando poi non si favoleggia addirittura dei Celti.


 
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