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Battaglia d'Inghilterra (1940)

Storia > Battaglie Storiche > Battaglie dal 1900 d.C. al 1945 d.C. > Seconda Guerra Mondiale (1939-1945)

Luogo: Spazio Aereo del Regno Unito
Data:
10 Luglio - 31 Ottobre 1940
Forze in Campo:
Germania e Italia contro il Regno Unito , la Polonia e il Canada
Esito:
I tedeschi rinunciano ad invadere l'Inghilterra
Comandanti:
Germania e Italia:
Hermann Göring , Albert Kesselring , Hugo Sperrle , Hans-Jürgen Stumpff e Rino Corso Fougier - Regno Unito , Polonia e Canada: Hugh Dowding , Keith Park , Trafford Leigh-Mallory , CJ Quintin Brand e Richard Saul

Delle battaglie aeree che si svolsero durante la seconda guerra mondiale, poche hanno catturato l'attenzione della gente comune e degli storici come la battaglia d'Inghilterra. Con la caduta della Francia nel 1940, la Gran Bretagna era ormai rimasta sola contro la Germania. Le forze armate hitleriane avevano mostrato un'efficacia devastante, travolgendo ed annientando in poche settimane le difese della Polonia, della Norvegia, dei Paesi Bassi, del Belgio e della stessa Francia. Era naturale, quindi, che gli alti comandi tedeschi, pervasi dall'ottimismo, pensassero che la caduta della Gran Bretagna fosse solo una questione di tempo. Tuttavia Hitler rimaneva molto restio ad invadere l'Inghilterra, poiché si rendeva conto dei rischi connessi con un'operazione tanto complessa ed ardita. Certo, dopo le brucianti sconfitte subite in Norvegia ed in Francia e la rocambolesca fuga dalle spiagge francesi di Dunkerque, le forze armate britanniche si erano notevolmente indebolite, anche se rimanevano un avversario temibile. Il Fuhrer non nascondeva il fatto che avrebbe preferito arrivare ad un trattato di pace con Londra ma la determinazione inglese a non voler più scendere a patti con la Germania, ben rappresentata dalla nomina a Primo Ministro del battagliero Winston Churchill, lo convinse della necessità di procedere ad un attacco diretto. Per questo si cominciò a studiare l'operazione Seelowe (leone marino) che comportava l'invasione dell'Inghilterra mediante assalti di truppe dal cielo e sbarchi sulle coste sud orientali. Premessa fondamentale per la riuscita di Seelowe era rappresentata dalla conquista della superiorità aerea. Hitler ordinò quindi al maresciallo Hermann Góring, comandante supremo della Luftwaffe, di provvedere in tal senso. Questi era talmente fiducioso dell'efficacia dell'arma aerea sotto il suo comando che pensava di riuscire a costringere la Gran Bretagna alla resa con l'impiego della sola aeronautica. Videro quindi la luce Adlerangriff (assalto delle aquile) e Adlertag (giorno delle aquile), rispettivamente l'attacco aereo principale ed il primo giorno di operazioni aeree.

Le Forze in Campo:

Per Adlertag la Luftwaffe disponeva di circa 3.250 velivoli da combattimento: 2.550 dei quali erano operativi. Si trattava di 224 caccia pesanti bimotori Messerschmitt Bf-110C, 805 caccia monomotori Messerschmitt Bf-109E, 998 bombardieri bimotori (i tipi principali erano i Dornier Do-17Z, gli Junkers Ju-88A e gli Heinkel He-111H), oltre a 316 bombardieri in picchiata Junkers Ju-87B Stuka. Inoltre, erano disponibili 151 aerei da ricognizione a lungo raggio e 80 velivoli da ricognizione costiera. Il tutto era organizzato in tre Luftflotten: la 2a del Feldmaresciallo Kesserling con basi in Olanda, Belgio e Francia orientale, la 3a del Feldmaresciallo Sperrle con basi nella Francia nord-occidentale e con un contributo limitato della 5a del generale Stumpff basata in Norvegia e Danimarca. Punti di forza erano gli ottimi piloti: esperti e ben addestrati, impiegati con tattiche moderne e guidati da comandanti capaci. Le debolezze tedesche erano comunque molte, in primis un'aeronautica inadatta a queste missioni a lungo raggio in quanto nata e concepita per l'appoggio ravvicinato alle forze terrestri. I velivoli in dotazione erano buoni, alcuni ottimi come il caccia Messerschmitt Bf-109 ed il bombardiere Junkers Ju-88, nessuno però concepito per quel genere di missioni. La coordinazione tra i vari reparti e tra caccia e bombardieri fu per lungo tempo completa-mente assente: le Luftflotten, infatti, erano studiate come entità indipendenti e quindi spesso l'una non sapeva cosa stava facendo l'altra. Per quanto riguarda gli aspetti generali, vi fu una perenne sottovalutazione della consistenza e delle capacità della RAF inglese, dovuta da una parte alle lacunose informazioni acquisite prima della guerra e dall'altra all'eccessivo ottimismo di Góring e dell'alto comando. Dall'altra parte, la RAF inglese era suddivisa in 4 comandi: Fighter Command (comando caccia), Bomber Command (comando bombardieri), Coastal Command (comando costiero) e Training Command (comando addestramento). Il Fighter Command, sulle cui spalle poggiò principalmente la difesa del Paese, era articolato su quattro gruppi, suddivisi per aree geografiche, dal 10° al 13°. Il 10° Group del vicemaresciallo dell'aria Brand difendeva la regione sud-occidentale dell'Inghilterra, l'11° Group del vicemaresciallo Park proteggeva Londra ed il settore sud-orientale, il 12° Group del vicemaresciallo Leigh-Mallory aveva in carico la protezione dell'Inghilterra centrale mentre il settore nord era affidato al 13° Group del vicemaresciallo Soul. Nel luglio 1940 gli squadroni da caccia erano 53: 26 equipaggiati di caccia Hawker I lurricane Mk-1, 19 di Supermarine Spitfire Mk-1A, 6 di bimotori Bristol Blenheim Mk-1F e 2 di Boulton Paul Defiant. In totale il Fighter Command disponeva di 644 caccia pronti al combattimento. La difesa aerea era rinforzata dalle batterie di cannoni contraerei dell'Anti Aircraft Command: 3.774, più 4.410 mitragliere, 8.500 riflettori e 1.500 palloni di sbarramento. A questo si associava un'avanzatissima rete radar in grado di scoprire i bersagli ad alta e bassa quota e capace pure di discriminare tra forze amiche e forze nemiche. Essa consentiva non solo di individuare il nemico in arrivo, ma anche di guidare gli intercettori verso di esso. Diversi i punti di forza della RAF, a partire da un comando ed una gestione centralizzata delle forze disponibili che ne consentiva un impiego flessibile ed ottimale. Inoltre i piloti potevano contare su buoni caccia ed un buon addestramento. Per contro, le tattiche di impiego degli aerei erano superate e i piloti erano in numero molto risicato, senza la possibilità di avere validi rincalzi. Tant'è che si dovette fare ricorso a tutte le riserve disponibili impiegando sui caccia anche pilo-ti di bombardieri, quelli delle unità addestrative, quelli dell'aviazione di marina (Fleet Air Arm) e utilizzando anche aviatori stranieri, cecoslovacchi, polacchi e del Commonwealth.

La Battaglia:

A luglio vi fu il prologo della battaglia, durante il quale la Luftwaffe effettuò attacchi al traffico navale, assalti diurni ad obiettivi nell'entroterra con bombardieri isolati, bombardamenti notturni e soprattutto mandò i propri caccia a scorrazzare liberamente sopra la Gran Bretagna nel tentativo di impegnare e distruggere gli aerei del Fighter Command. Questi attacchi si intensificarono fino al 13 agosto, data dell'Adlerangriff Quel giorno, agli obiettivi si aggiunsero i porti e gli aeroporti: le incursioni ad ondate successive contro le basi della caccia, tra cui gli aeroporti di Andover e Detling, e gli assalti notturni contro le fabbriche presenti a Belfast e Casde Bromwick furono micidiali. Le sortite della Luftwaffe furono 1.485 con la perdita di 46 aerei, mentre la RAF perse 60 aerei (13 in volo e 47 a terra) in 700 missioni. Il 15 agosto fu una giornata nera per la Luftwaffe: 1.768 sortite con 79 aerei persi contro i 34 britannici (in 974 missioni). Fino al 18 si proseguì con gli attacchi, concentrati soprattutto nella zona sud-orientale, contro gli aeroporti e le stazioni radar. Alla fine di questa fase la RAF si trovò in grossa difficoltà per tre motivi: le infrastrutture erano fortemente danneggiate, i velivoli si assottigliavano e, soprattutto, vi era una cronica mancanza di piloti. Ne mancavano all'appello oltre 350 ed era arduo rimpiazzarli. Certo, anche i bombardieri germanici avevano subito perdite ingenti: di fronte alle loro lamentele l'alto comando decise di farli scortare da vicino dai caccia, limitando però la loro efficacia. Gli attacchi agli aeroporti proseguirono ed erano sul punto di mettere in ginocchio il Fighter Command: dal 23 agosto al 6 settembre erano andati perduti 466 aerei e con essi erano caduti 108 piloti (più 128 dispersi), molti dei quali esperti, mentre i Tedeschi avevano perso 138 bombardieri e 214 caccia. A questo punto, mentre la RAF era in profonda crisi, avvenne un fatto che rovesciò le sorti dello scontro. Poiché nella notte tra il 23 ed il 24 agosto, durante incursioni contro alcune fabbriche attorno a Londra, venne colpito per errore il centro della città, nella notte del 25 una formazione di bombardieri inglesi attaccò per rappresaglia Berlino. Nonostante i danni fossero stati irrisori, l'episodio mise in difficoltà Goring e provocò un attacco d'ira di Hitler. La conseguenza immediata fu il cambiamento degli obiettivi dell'offensiva: mentre prima lo scopo principale era quello di annientare la RAF ora, anche su suggerimento di Kesserling, attaccare Londra e le maggiori città divenne la priorità, anche perché così facendo si pensava di riuscire a fiaccare il morale dei cittadini britannici. Fu la vera svolta: gli aeroporti ed i reparti della RAF, fino ad allora sotto pressione, ripresero fiato, non dovendo più lottare per sopravvivere. Il 7 settembre, per la prima volta, tutte le forze tedesche, sotto la personale direzione di Goring, attaccarono massicciamente Londra: il risultato della giornata furono 28 aerei persi dalla RAF e 41 dalla Luftwaffe, mentre i sobborghi industriali della capitale erano stati devastati. Il 15 settembre, giorno in cui fu effettuata una serie di attacchi su Londra, Portsmouth e Southampton, le perdite ammontarono a 60 velivoli tedeschi contro 26 inglesi. Gli attacchi continuarono ininterrotti per tutto settembre, mentre si alternavano gli obiettivi: centri urbani e installazioni di importanza strategica. Tuttavia ormai l'Inghilterra era salva: il 17 il Fuhrer aveva deciso di rinviare indefinitamente Seelowe. Gli attacchi andarono avanti per tutto il mese di ottobre ed il 31 di tale mese viene considerata come la fine della battaglia d'Inghilterra. La Gran Bretagna rimase ancora sotto pressione fino all'anno successivo, soprattutto con incursioni notturne, ma ormai la sua sopravvivenza non era più in discussione.

L'Esito e le Perdite:

Durante gli epici combattimenti dal 1° luglio al 31 ottobre 1940 la Luftwaffe perse in operazioni 1.789 aerei, di cui 600 caccia Bf-109E e 235 Bf-110. Nello stesso periodo la RAF perse 1.603 aerei, compresi 1.140 caccia e 367 bombardieri. Sulla carta il bilancio fu di quasi parità quindi, tatticamente, la lotta risultò inconcludente poiché nessuna delle due forze riuscì ad annientare l'altra; strategicamente tuttavia fu una delle più grandi vittorie britanniche. Essa ebbe enormi conseguenze sull'esito finale della guerra. Il merito si può ascrivere in buona parte ai piloti del Fighter Command ai quali Winston Churchill tributò la famosa frase "Mai nella storia dei conflitti umani così tanti hanno dovuto tanto a così pochi", a loro perenne ringraziamento.

Le Conseguenze:

Il fallimento della Luftwaffe nel distruggere il Fighter Command, prima sconfitta delle forze armate tedesche nella seconda guerra mondiale, ebbe enormi ripercussioni: rappresentò il primo segno di declino dell'invincibilità nazista e, quando partì nel 1941 la campagna di Russia, costrinse Hitler a lasciare in occidente diver-se preziose divisioni e molte centinaia di aeroplani per poter fronteggiare un nemico che non era riuscito ad eliminare dai teatri di guerra. Alla fine della seconda guerra mondiale, il maresciallo von Rundstet disse che se nel 1940 la Germania avesse vinto la battaglia d'Inghilterra, nel 1941 probabilmente avrebbe sconfitto anche la Russia.

 
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