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Balti

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Le evidenze archeologiche dimostrano che, probabilmente intorno al 3.500-2.500 a.C., abbia avuto luogo una migrazione di massa di quei popoli che rappresentano la cosiddetta "cultura della ceramica cordata". Si hanno buone certezze che essi giunsero da sud-est e si diffusero in tutta l'Europa centrale e orientale, raggiungendo anche la Finlandia meridionale. Si ritiene che i popoli della cultura della ceramica cordata siano stati gli antenati indo-europeidi di molte etnie europei, tra cui i Balti. Quasi certamente questi nuovi arrivati indo-europei erano abbastanza numerosi e sul Baltico orientale si assimilarono a precedenti culture indigene (culture europediche, in particolare la cultura Narva e la cultura Neman), finendo, nel corso del tempo, per formare un nuovo gruppo, i Balti, che si diffuse dal mare che da esso prenderà il nome fino al Volga . Tale gruppo, unificato da una lingua comune, riuscì ad occupare un'area pressoché disabitata tra la Vistola inferiore e la Daugava superiore, facendo, comunque, centro lungo il corso finale dello Dnieper: a causa delle migliaia di laghi e paludi di quest'area, essi vissero a lungo in un quasi totale isolamento geografico, che, tra l'altro, ha contribuito al mantenimento sia sociale che linguistico di una serie di caratteristiche conservatrici o arcaiche, tali per cui, a tutt'oggi, il lituano può essere considerato la lingua europea che più si avvicina al proto-indoeuropeo .Proprio studi legati a toponimi linguisticamente relati all'idioma baltico hanno permesso ad alcune delle maggiori autorità storico-archeologiche del settore (Buga, Vasmer, Toporov e Trubachov), così come sintetizzato nel fondamentale I Balti di Maria Gimbutas, di stabilire le aree di contatto che questi popoli possono aver avuto con l'ambiente circostante. Tali aree risultano, ancora una volta, molto limitate, circoscritte ad una sorta di mezza luna che comprende le attuali Pomerania,Varsavia, Kiev, Kursk, forse Mosca e, con sporadici rilevamenti irregolari, la costa del Golfo di Riga è certamente questa chiusura verso l'esterno che ha causato una mancanza di menzione dei Balti da parte delle cronache coeve, con la sola possibile eccezione di Tacito che, nel  98 d.C., descrive  una delle tribù che vivono in prossimità del Mar Baltico ("Mare Svebicum") definendola come "Gentes Aestiorum", raccoglitori di ambra. In realtà, però, non è chiaro se egli si riferisse realmente ai Balti, dal momento che nessun altro testo è disponibile per riferimenti incrociati e le prime menzioni (per altro scarsissime) riguardo alle popolazioni dell'area si hanno solo a partire dal VII secolo, quando gli Scandinavi cominciarono ad inoltrarsi nelle odierne Lituania e Lettonia.Indubbiamente, comunque, i ritrovamenti archeologici suggeriscono un notevole grado di mobilità interna e flussi di insediamento molto variabili nel tempo, probabilmente legati sia ad assimilazioni progressive con gruppi locali che ad invasioni subite dai popoli circonvicini. In questo quadro, è interessante notare che, secondo una delle teorie che hanno assunto sempre maggior peso man mano che emergevano siti archeologici nell'odierna Russia, forse a causa di pressioni da parte di nuclei vichinghi, una delle tribù baltiche occidentali, quella dei Galindi, avrebbe potuto, alla fine del IV secolo, spingersi in profondità nella Russia occidentale, stabilendosi permanentemente nell'area dell'odierna Mosca. In questo senso, potrebbero essere significative le tracce rinvenibili in alcune cronache slave di di qualche secolo posteriori di una sorta di conflittualità permanente tra Balti e Slavi nell'area indicata, conflittualità che potrebbe essersi risolta con il respingimento o l'assimilazione dei primi tra XI e XIII secolo .Sempre da ritrovamenti archeologici di siti risalenti al II - I secolo a.C. provano che i Balti non formarono mai una nazione unitaria, divisi com'erano in due tronconi principali, i Balti Occidentali (Proto-Prussiani, Sudoviani, Scalviani, Tribù balticheNadruviani, Curi)  e Balti orientali, stanziati per lo più nelle odierne Bielorussia, Ucraina e Russia. E', comunque, possibile che le tribù si unificassero parzialmente (in una sorta di confederazione) quando l'ondata germanica li spinse  verso un'area limitata a nord-est e, soprattutto, quando la spinta slava li risospinse ad occidente (con la slavizzazione dei pochi nuclei rimasti a sud-est) fino a farli attestare, tra XIII e XIV secolo, nelle aree di stanziamento finale dell'odierna Prussia, Lituania e Lettonia. La prima regione, comunque, rimase solo brevemente sotto il controllo baltico, dal momento che le tribù ivi stanziate (Galindi, Curi, Yotvingiani) subirono nel XII e XII secolo le successive colonizzazioni dei Ruteni, dei Polacchi e dell'Ordine teutonico, finendo per distaccarsi dal nucleo originale e per venire definitivamente germanizzati nel secoli tra il XV e il XVII, anche in relazione all'assorbimento della Riforma luterana .Nella pratica, dal XIII secolo in poi, unicamente due delle tribù più importanti, i Litani e i Latgalli sopravvissero in piena indipendenza, dando vita ai due stati baltici ancora esistenti, la Lituania e la Lettonia (l'Estonia, per quanto inclusa normalmente tra le Repubbliche baltiche, risulta etnicamente disomogenea rispetto alle altre due, essendo formata da gruppi etnici germanici che hanno progressivamente assorbito la cultura e la lingua finnica).

 
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