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Aztechi

Storia > Storia moderna > Le Grandi Scoperte Geografiche > Le Civiltà Pre-Colombiane

Gli Aztechi furono una delle grandi civiltà precolombiane, la più florida e viva al momento del contatto con gli ispanici. Si svilupparono nella regione mesoamericana dell'attuale  Messico dal secolo XIV al XVI.
In nahuatl, il linguaggio nativo degli Aztechi, "Azteco" significa "colui che viene da Aztlàn", una regione mitica nel nord del Messico. Gli Aztechi si riferivano a loro stessi come Mexica o Tenochca: l'uso del termine "aztechi" come termine generico per designare tutte le genti accomunate da tradizioni, abitudini, religione e lingua ai Mexica è stato introdotto dal geografo tedesco Alexander von Humboldt per distinzione dagli attuali messicani.
L'etimologia del termine Mexica rimane incerta. Alcuni ipotizzano che sia la parola Nahuatl che indica il Sole. Altri ritengono che possa derivare dal nome del loro condottiero Mexitli. Altri ancora affermano che si tratti di un tipo di pianta che cresceva nel lago Texcoco.  Leon Portilla suggerisce che stia per "ombelico della luna" dal Nahuatl metztli (luna) e xictli (ombelico).

Le origini
Nella consolidata mitologia azteca, la leggenda vuole che i mexicas fossero partiti da Aztlàn per giungere dopo una lunga peregrinazione nella valle Anahuac intorno al lago Texcoco. Essa era circondata da vulcani e vi si stabilirono conquistando fermamente tutti gli altri popoli dell'America centrale. Fu l'ultima tribù arrivata lì di sette nahuatlacas (di lingua nahuatl). Il loro dio Huitzilopotchtli aveva predetto che un giorno essi avrebbero visto un'aquila sopra un cactus nopal con un serpente nel becco e in quel punto avrebbero fondato la loro Tenochtitlàn, su un isolotto nel lago Texcoco. Oggi il lago è ormai prosciugato da anni, Tenochtitlàn è diventata Città del Messico ma l'aquila della profezia è rimasta al centro della bandiera messicana.
Leggenda a parte, i mexica arrivarono realmente ultimi alla ricerca di un posto più accogliente dell'arido nord messicano. Poveri e non bene accetti da parte degli abitanti di origine tolteca, riuscirono comunque a stabilirsi accettando ed assimilando la loro cultura, al punto che per loro il termine Toltecayotl divenne sinonimo di cultura. Nel 1325 fondarono Tenochtitlàn e riuscirono a svilupparsi seppur sotto il dominio di Azcapotzalco, che servivano come mercenari. Assunsero così un'impronta militare che li portò a sopraffare Azcapotzalco e a sottomettere progressivamente diverse tribù, in un crescendo che vide la nascita del più grande impero che fosse mai esistito nel centroamerica.

La crescita degli Aztechi

Inizialmente, i Mexica si offrivano come mercenari nelle guerre fra i Toltechi. Col tempo giunsero ad ottenere una gloria tale da ricevere matrimoni regali. I sovrani dei Mexica erano, fra il 1372 e il lt 1427, vassalli del signore dei Tepanechi.
Tenochtitlán divenne gradualmente la forza dominante nell'alleanza. Motecuhzoma I, nipote di Itzcóatl, ereditò il trono nel 1449 ed espanse il regno. Suo figlio circondò il regno di Tlatelolco continuò con la conquista di Matlazinca e delle città Tollocan, Ocuillan e Mallinalco. Fu sconfitto dai tarascos a Tzintzuntzan (la prima grande sconfitta che gli Aztechi dovettero subire), ma si riprese e prese il controllo della regione di Huasteca, conquistando i Mixtechi e gli Zapotechi.
Nel 1481 Ahuitzol divenuto re riorganizzò l'esercito e l'impero raggiunse il suo apice durante il suo regno. Il suo successore fu Motecuhzoma II (meglio conosciuto come Montezuma II), che era imperatore quando arrivarono gli Spagnoli nel 1519.

L'Impero

L'Impero Azteco non è molto simile agli imperi della storia Europea. Come molti imperi Europei, era pieno di molte etnie, ma diversamente dalla maggior parte degli imperi Europei, era più un sistema di tributi che un singolo sistema di amministrazione. Arnold Toynbee, nell'opera "Guerra e Civilizzazione", lo paragona all'Impero Assiro anche per la violenza praticata .
L'ufficiale più importante del governo di Tenochtitlán è spesso chiamato l'Imperatore Azteco. Il titolo Nahuatl per una posizione del genere, huey tlatoque, si traduce con "Grande Comandante"; i Tlatoque erano una classe superiore. L'huey tlatoque degli Aztechi era altrimenti conosciuto come il tlatoani ("Oratore") o huey tlatoani ("Grande Oratore"). Questo ufficio prese gradualmente più potere con la crescita di Tenochtitlán, e col tempo "Imperatore" divenne un'analogia giusta; come nel Sacro Romano Impero, il titolo non era ereditario.
La maggior parte dell'impero Azteco fu formato da un uomo, Tlacaelel (in Nahuatl "cuore virile"). Anche se gli fu offerta l'opportunità di essere un tlatoani, preferì stare dietro il trono. Tlacaelel era nipote del tlatoani Itzcóatl, e fratello di Chimalpopoca e Montezuma I, il suo titolo era Cihuacoatl (in onore della dea, traducibile con "consigliere"), ma come riportato nel Codice di Ramirez, "quello che ordinava Tlacaelel, veniva fatto al più presto". Diede al governo Azteco una nuova struttura, ordinò la distruzione della maggior parte dei libri Aztechi (la sua spiegazione fu che erano pieni di inesattezze) così poté riscrivere la loro storia. Inoltre Tlacaelel riformò la religione Azteca, ponendo il dio tribale Huitzilopochtli sullo stesso piano degli antichi dei nahuas, Tlaloc, Tezcatlipoca, e Quetzalcoatl. In questo modo Tlacalel creò una coscienza storica per gli Aztechi. Creò anche l'istituzione della guerra rituale (le guerre dei fiori) come un modo per avere combattenti addestrati, e la necessità di sacrifici umani costanti "per tenere il Sole in movimento". Alcuni scrittori credono che le classi più alte erano consapevoli di questa falsificazione, il che può spiegare le azioni che fece Montezuma quando incontrò Hernán Cortés. Ma, infine, le istituzioni contribuirono alla caduta dell'impero Azteco. Il popolo di Tlaxcalla fu conquistato risparmiando delle vittime, a costo di partecipare alla guerra dei fiori. Quando Cortés venne a sapere ciò, li avvicinò ed essi diventarono suoi alleati. I Tlaxcaltechi fornirono migliaia di uomini a supportare le poche centinaia di Spagnoli. La strategia di guerra Azteca era basata sulla cattura di prigionieri da guerrieri individuali, e non sul lavoro di gruppo per uccidere nemici in battaglia. Quando gli Aztechi arrivarono a riconoscere che cosa significava la guerra in Europa, era troppo tardi.

Sacrifici Umani
Un aspetto assai celebre e cruento della cultura azteca è la pratica del sacrificio umano, che, secondo le credenze azteche, era necessario per sfamare e placare gli dèi. Questa pratica rituale veniva legittimata dal mito delle origini, dove si afferma che gli dèi, dopo l'avvento del Quinto Sole (dato che, secondo questo popolo, il mondo era stato creato cinque volte e distrutto quattro, ogni epoca era chiamata "Sole") si erano dovuti sacrificare gettandosi nel fuoco, così gli uomini erano tenuti a seguire il loro esempio.
Anche se il sacrificio umano era praticato attraverso tutto il Mesoamerica, gli Aztechi (se ritenuti veritieri i pochi scritti sopravvissuti fino ai giorni nostri concernenti la loro cultura) portarono questa pratica ad un livello senza precedenti. Ad esempio, per la riconsacrazione della Grande Piramide di Tenochtitlan nel 1487, fonti azteche riferiscono di almeno 84.400 prigionieri sacrificati nel corso di soli 4 giorni.
Tuttavia, questi numeri possono essere considerati esagerati tenendo conto della scarsa logica nel sacrificare 84.000 persone. Simile idea si è ormai affermata anche per quanto riguarda il presunto cannibalismo degli Aztechi: anche se è probabile che rituali cannibalistici esistessero nella cultura azteca, è messo in dubbio che tale pratica fosse molto diffusa, e si è portati a ritenere che fosse celebrata solamente in rare occasioni.
Negli scritti di Bernardino de Sahagùn, un "anonimo informatore" azteco difende la pratica del sacrificio umano, affermando che essa non era tanto diversa dal principio della guerra portato avanti in Europa: gli Europei uccidevano i guerrieri in battaglia, mentre gli Aztechi li uccidevano dopo la battaglia.
Fonti degli Tlaxcaltecas, i principali nemici degli Aztechi ai tempi della conquista spagnola, dimostrano che almeno alcuni di loro consideravano un grande onore l'essere sacrificati. In una leggenda, il guerriero Tlahuicole fu liberato dagli Aztechi, ma egli tornò indietro per morire con onore nel sacrificio rituale. I Tlaxcaltecas, del resto, praticavano a loro volta il sacrificio umano sui guerrieri aztechi catturati.
Qui di seguito è riportata la descrizione di Bernal Diaz del Castillo, uno dei conquistadores che assistette, impotente, al sacrificio dei compagni durante l'assedio di Tenochtitlan. Tuttavia tale testimonianza può essere ritenuta esagerata, non era infatti raro che venissero diffuse volutamente false "testimonianze" sugli "orrori" compiuti dalle popolazioni indigene mesoamericane, nel tentativo di giustificare le crudeltà attuate dai conquistatori Europei.
«Vennero suonati il cupo tamburo di Huichilobos e molte altre buccine e corni e strumenti come trombe, e il frastuono era terrificante. Tutti noi guardammo in direzione della grande Piramide, da dove giungeva il suono e vedemmo che i nostri compagni, catturati quando era stato sconfitto Cortés, venivano portati a forza su per i gradini per essere sacrificati. Quando li ebbero portati sulla piccola piazza, davanti al santuario dove sono custoditi i loro maledetti idoli, vedemmo che ponevano piume sulle teste di molti di loro, e ventagli nelle loro mani; e li costrinsero a danzare davanti a Hiuchilobos, e dopo che ebbero danzato, immediatamente li stesero riversi su pietre piuttosto strette preparate per il sacrificio, e con coltelli di pietra squarciarono loro il petto ed estrassero i cuori palpitanti e li offrirono agli idoli che stavano là. Quindi a calci gettarono i corpi giù per la gradinata e i macellai indios che li attendevano là sotto tagliarono le braccia e i piedi e scuoiarono la pelle dei volti e quindi la prepararono come fosse pelle da guanti, con le barbe, e la conservarono per le loro feste. Allo stesso modo sacrificarono tutti gli altri e mangiarono le gambe e le braccia e offrirono agli idoli i cuori e il sangue.»

Mitologia
Creazione del mondo

Poiché gli aztechi fusero molte tradizioni con le loro, ebbero molti miti sulla creazione: secondo uno di essi ci sono state quattro grandi Ere prima del mondo attuale, ognuna di esse conclusasi con una catastrofe. La nostra Era - Nahui-Ollin, la quinta era o quinta creazione - è dovuta al sacrificio di un dio (nanahuatl, il più piccolo degli dei), che in seguito al suo gesto fu trasformato nel Sole. Le ere precedenti sono raffigurate anche nella Piedra del Sol, il calendario azteco rinvenuto a Città del Messico. Fu proprio il sacrificio di questo dio che rese gli aztechi convinti di avere la responsabilità di mantenere vivo il mondo attraverso sacrifici umani costanti.
Un altro mito descrive la Terra come la creazione di due divinità gemelle, Tezcatlipoca e Quetzalcoatl. Tezcatlipoca perse un piede nel suo atto e tutte le rappresentazioni di questo dio lo raffigurano privo di un piede e con un osso sporgente. Quetzalcoatl è detto anche "Tezcatlipoca bianco".

Divinità
Gli Aztechi seguivano una forma di politeismo molto complicata comprendente un grande numero di divinità. Molto importante era il Dio Quetzalcoatl, leggendario re Tolteco considerato padre della civiltà e colui che aveva introdotto numerose innovazioni sociali. Secondo la leggenda Quetzalcoatl sarebbe migrato dalla Mesoamerica a bordo di una nave con la promessa di tornare a guidare i popoli della zona dopo un certo lasso di tempo. Quetzalcoatl era raffigurato con la barba che gli copriva il volto (cosa questa alquanto strana per i popoli della zona che in genere erano completamente glabri sul viso e con la pelle bianca, cosa questa che secondo molti storici avrebbe indotto Motecuhzoma II a pensare che Hernan Cortez fosse il Dio al suo ritorno in patria e a non attaccare subito i conquistadores. Secondo la Mitologia azteca Quetzalcoatl era contrario ai sacrifici umani e durante le feste in suo onore non avvenivano sacrifici umani. Spesso Quetzalcoatl veniva messo in contrapposizione con il Dio Tezcatlipoca che rappresentava il suo gemello e il suo opposto.
Il dio nazionale degli Aztechi era Huitzilopochtli, nome che significa letteralmente "colibrì del Sud", che era dio della guerra e del sole. Originariamente di poca importanza nella cultura nahuatl, con il passare del tempo divenne sempre più importante, fino a diventare la divinità centrale della religione Azteca. In suo nome venivano celebrati sacrifici umani e feste soprattutto nel mese di Panquetzaliztli (dal 7 al 26 Dicembre).

Società Azteca Sociali
Classi Sociali
La classe sociale di rango più elevato era composta dai pilli cioè dalla nobiltà. Originariamente questo titolo non era ereditario anche se i figli dei pilli potendo accedere a migliori risorse ed educazione potevano più agevolmente diventare a loro volta pilli. Più tardi il sistema delle classi sociali divenne ereditario.
La seconda classe era composta dai mācehualli, di estrazione contadina. Eduardo Noguera stimò che nell'età più avanzata della civiltà azteca solo il 20% della popolazione si dedicava all'agricoltura ed alla produzione di cibo. Il resto della società era composto da guerrieri artigiani e mercanti. Per questo molti mācehuallis si dedicavano ad arti e mestieri. I loro lavori erano un importante fonte di guadagno per la città.
Anche gli schiavi o tlacotin costituivano una classe importante. Gli Aztechi potevano diventare schiavi a causa dei debiti, come punizione per dei reati o come prigionieri di guerra. Uno schiavo poteva avere possedimenti e addirittura possedere a sua volta schiavi. Gli schiavi potevano comprare la libertà e diventavano liberi nel caso in cui avessero avuto un figlio dal padrone o lo avessero sposato. Solitamente alla morte del padrone gli schiavi che avevano servito in maniera migliore il padrone erano liberati, gli altri rientravano nell'eredità.
I mercanti viaggianti, chiamati pochteca erano una piccola ma potente classe sociale, poiché non solo facilitavano il commerci, ma comunicavano anche informazioni vitali da ogni parte dell'Impero. Erano spesso assunti come spie.

Educazione
Fino ai quattordici anni l'educazione dei bambini era nelle mani dei loro genitori, ma sotto la supervisione delle autorità. Parte di questa educazione era composta da un insieme di modi di dire chiamato huēhuetlàtolli ("detti antichi"), che includeva gli ideali Aztachi. Dal linguaggio degli huēhuetlatolli pare che essi si siano evoluti nel corso dei secoli.
A 15 anni tutti i ragazzi e le ragazze frequentavano la scuola. I Mexica, uno dei gruppi etnici Aztechi, furono uno dei primi popoli al mondo ad avere una istruzione base per praticamente tutti i ragazzi, senza differenze di sesso, rango sociale o economico. Vi erano due tipi di scuola: la telpochcalli, per studi pratici e militari, e il calmecac, per studi avanzati in scrittura, astronomia, politica, teologia, e altre discipline. Queste due istituzioni sembrano essere simili a quello di altre popoli Nahua, portando alcuni esperti a credere che queste fossero più antiche della cultura Azteca.
Gli insegnanti Aztechi (i tlatimine) proponevano un regime di educazione spartano con lo scopo di formare un carattere stoico negli alunni.
Le ragazze erano istruite nei mestieri domestici e nella crescita dei bambini. A loro non era isegnato a leggere o scrivere. Tutte le donne ricevevano un insegnamento religioso; abbiamo disegni raffiguranti donne che presiedono cerimonie religiose, ma non abbiamo fonti che parlino di donne sacerdotesse.

Arti
Canzoni e poesie erano molto importanti per gli Aztechi; vi erano rappresentazioni teatrali e gare poetiche nella gran parte delle feste Azteche. Vi erano anche una sorta di rappresentazioni drammatiche che includevano attori, musicisti e acrobati.
La poesia era l'unica attività di un certo valore di cui si occupavano i guerrieri Aztechi in tempo di pace. Un buon numero di queste poesie sono sopravvissute, essendo state raccolte durante l'epoca della conquista spagnola. In alcuni casi le poesie sono attribuite a poeti, come Netzahualcoyotl, tlatoani di Texcoco, e Cuacuatzin, Signore di Tepechpan, ma se queste attribuzioni riflettano i reali autori è materia di discussione. Miguel León-Portilla, un noto studioso Messicano di storia Azteca, crede che sia nella poesia che possiamo trovare il vero pensiero degli Aztechi, indipendente dalla ideologia "ufficiale".
È importante notare che gli Spagnoli classificarono molti aspetti della cultura Azteca/Nahuatl secondo lessico e organizzazione in categorie con cui si soleva distinguerli in Europa. Nello stesso modo in cui nella seconda lettera Cortez menzionava delle "mesquitas", cioè delle "moschee", allorché tentò di tradurre in parole l'impressione datagli dall'architettura Azteca, i primi coloni e missionari divisero i principali stili della letteratura nahuatl in "poesia" e "prosa" . La "Poesia" era in xochitl in cuicatl un espressione significante "il fiore e la musica" ed era divisa in generi diversi. Yaocuicatl era rivolto alla guerra e al dio (agli dei) della guerra, Teocuicatl agli dei e al mito della creazione, oltreché all'adorazione di questi, xochicuicatl ai fiori (un simbolo della poesia stessa e indicativo della grande metaforicità della poesia che spesso utilizzava la dualità per dare più linee di interpretazione del testo). La "Prosa" era tlahtolli, anch'esso con numerose sottocategorie.

La più importante collezione di questi poemi e il Romances de los señores de la Nueva España, raccolti a Tezcoco nel 1582 probabilmente da Juan Bautista de Pomar. Bautista de Pomar era il bisnipote di Netzahualcoyotl, parlava il Nahuatl ma era Cristiano e scriveva con caratteri Latini.
Il popolo Azteco inoltre amava le rappresentazioni drammatiche, una sorta di teatro. Alcune opere erano comiche, con musica e acrobati, altre raccontavano la storia degli dei. Dopo la conquista le prime chiese aprirono cappelle riservate a questo genere di rappresentazioni. Recitate in Nahuatl e scritte da indigeni convertiti, furono un importante strumento per la conversione alla Cristianità da parte delle masse, e possono essere ritrovate anche oggi sotto forma di pastorali che sono rappresentate durante il Natale per mostrare l'adorazione del bambin Gesù e di altri passaggi Biblici.

Relazioni con altre culture Mesoamericane
Gli Aztechi ammiravano l'abilità manuale dei Mixtechi così tanto che importarono a Tenochtitlan artigiani e chiedevano che venissero realizzati oggetti in stile Mixteco. Gli Aztechi inoltre ammiravano i codici Mixtechi, così che alcuni vennero realizzati su commissione degli Aztechi da questi. In epoche più avanzate le donne cominciarono a portare vesti importate dai Mixtechi, cioè il quexquemetl. Questo era molto invidiato dalle donne che non potevano permettersi i costosi abiti importati.
La situazione era analoga in molti aspetti alla cultura Fenicia che aveva importato e migliorato la propria arte grazie all'incontro con le culture delle zone limitrofe.
Gli archeologi solitamente non hanno problemi a dividere gli artefatti Aztechi con quelli Mixtechi, tuttavia vi sono alcuni oggetti prodoti realizzati dai Mixtechi per l'esportazione verso l'area Azteca la cui classificazione diventa più problematica.

Città

La capitale dell'Impero Azteco era Tenochtitlan, situata dove oggi sorge  Città del Messico.
Costruita su alcuni isolotti del Lago Texcoco, la planimetria della città si basava su uno schema simmetrico che divideva la città in quattro sezioni, era inoltre attraversata da canali utilizzati per il trasporto.
Le case erano costruite con legno e mattoni di argilla con tetti di canne, mentre le piramidi, i templi ed i palazzi erano solitamente fatti di pietra.
L'antropologo Eduardo Noguera stima basandosi sul conteggio delle case una popolazione di 200.000 abitanti, aggiungendo anche la popolazione di Tlatelolco (inizialmente città indipendente, venne poi inglobata da Tenochtitlan). Se nel conteggio si includono anche le isole e le sponde del lago arriviamo ad un conteggio che va dai 300.000 ai 700.000 abitanti.


 
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