Assedio di Gerusalemme (1099) - MondoStoria

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

Assedio di Gerusalemme (1099)

Storia > Battaglie Storiche > Battaglie dal 1000 d.C. al 1500 d.C.

Luogo: Gerusalemme
Data:
7 giugno-15 luglio 1099
Forze in Campo:
Crociati contro i Fatimidi
Esito:
Vittoria dei crociati
Comandanti: Crociati:
Goffredo di Buglione e Raimondo di Tolosa -  Fatimidi: Iftikhar al-Dawla

Quando il 27 di novembre del 1096, al concilio di Clermont, il papa Urbano II lanciò al mondo europeo il suo appello per una guerra santa, con ogni probabilità non immaginava quali sarebbero state le reazioni e le lontane conseguenze del suo richiamo. Il papa, cui l'imperatore bizantino Alessio Comneno aveva inviato una richiesta perché l'Occidente lo aiutasse a fermare l'avanzata dei Turchi selgiuchidi, che nel 1071 a Manzikert avevano sconfitto l'armata imperiale e occupato l'Anatolia, desiderava che i cavalieri franchi si mettessero a disposizione dell'imperatore per sostenere e rafforzare il potere bizantino nell'Asia Minore. Il lungimirante pontefice sapeva benissimo che il rafforzamento di quello che restava dell'antico impero romano d'Oriente era una condizione essenziale per fermare l'espansione dell'Islam verso oriente e in prospettiva verso la penisola balcanica. Certo il papa non era insensibile nemmeno all'idea di rimarginare, attraverso l'impiego di una forza militare a sostegno di Alessio, la vecchia ferita che lo scisma tra la Chiesa d'Occidente e quella d'Oriente aveva inferto alla cristianità. Quello che successe fu, sfortunatamente, molto diverso. La salita al potere in Terrasanta di un governante musulmano, un turco Ortoqide, probabilmente squilibrato, aveva fatto iniziare una politica di persecuzione, piuttosto blanda in verità, contro i cristiani e contro i numerosi pellegrini che si recavano ogni anno sui Luoghi santi. Il peggiorare delle relazioni tra cristiani e musulmani in Siria e in Palestina, che per tutto il X secolo e la prima parte dell'XI erano state buone, aveva suscitato un'ondata di sdegno in un'Europa che, superata la grande paura dell'Anno Mille, si ritrovava in una fase accentuata di crescita economica, demografica e culturale. Su questo terreno fertile, una società fortemente spiritualizzata con risorse in surplus e un diffuso desiderio di avventura, almeno tra le classi alte, cadde il seme gettato da Urbano. Con una rapidità e una forza che stupì lo stesso pontefice, la parola d'ordine della crociata per la liberazione del Santo Sepolcro, Deus lo volt, percorse l'Europa cristiana. Ovunque folle di popolani, contadini, artigiani e piccoli cavalieri, spinti anche dalla predicazione popolare di Pietro l'Eremita, prendevano la croce e si mettevano in cammino verso oriente per la liberazione di un Santo Sepolcro che la maggioranza di loro non sapeva nemmeno bene dove fosse. La crociata dei poveri, quindi, fu la prima a mettersi in moto, mentre i baroni che anche in gran numero avevano preso la croce organizzavano un esercito. In preda ad una vera e propria frenesia mistica e religiosa, i crociati popolani non guardarono troppo per il sottile e i primi a far le spese del loro zelo furono le comunità ebraiche tedesche che subirono violenti pogrom al passaggio della folla di crociati. La crociata popolare, come era da immaginare, finì nel sangue. I pellegrini in armi furono massacrati dai Turchi appena messo piede in Anatolia e i sopravvissuti dovettero attendere l'esercito dei baroni. Quando questo, dopo alterne vicende, il 15 luglio del 1099 riuscì a prendere Gerusalemme in seguito ad un assedio, perpetrando un orribile massacro dei suoi abitanti di fede musulmana e ebraica, oltre che, per soprannumero, dei cristiani appartenenti ai culti orientali, l'Europa fu scossa da un moto d'entusiasmo: sembrava che l'appello lanciato da Urbano tre anni prima avesse raggiunto i propri obiettivi. A ben guardare, però, le cose stavano un po' diversamente. La serie di stati latini che i crociati, dopo la presa della Città santa, formarono in Palestina, Siria e Libano, non contribuì affatto a rafforzare la cristianità orientale, sotto attacco turco, né tanto meno servì ad abbattere la barriera che era sorta tra le due metà divise del mondo cristiano. Al contrario, i capi crociati, restii ad accettare la sovranità sia pure nominale dell'imperatore sui loro feudi appena conquistati, portarono un elemento di ulteriore confusione in una situazione politico-militare complessa che essi non riuscirono mai a comprendere fino in fondo. Questo finì per indebolire consistentemente la politica degli imperatori di Bisanzio e, in ultima analisi, accelerò la decadenza dell'impero avviando alla fine il baluardo orientale della cristianità e aprendo la via all'Islam per il suo duraturo insediamento nell'Europa orientale. Gli stati crociati, che i contemporanei chiamarono nel loro complesso Outremer, nati in seguito alla crociata e che via via ristretti nei confini dalla controffensiva musulmana permasero fino alla fine del XIII secolo, furono soprattutto un'impresa proto-coloniale, che in più interruppe il dialogo interreligioso tra Islam e cristianesimo che si era avviato nei secoli precedenti; come tutte le imprese coloniali, non servì ad appianare dissidi ma ad aumentarli, senza nemmeno riuscire a consolidare la posizione del cristianesimo in aree che per quella fede erano ormai perdute per sempre. Alla fine le crociate furono una parentesi, sanguinosa e talvolta gloriosa, che una volta chiusa non aggiunse valore alla società occidentale e, di fatto, condannò alla fine quel che restava a Bisanzio dell'antico impero romano.

La Genesi:

La prima crociata può essere definita, a pieno titolo, la crociata dei baroni. A differenza con quanto accadde in seguito, infatti, a formare l'esercito che attraverso la Germania e l'Ungheria si mosse per arrivare a Bisanzio e da qui, passando per l'Anatolia, giungere a Gerusalemme, non era stato formato e organizzato dai re europei, troppo impegnati nel tentare di consolidare i loro ancora malsicuri domini, ma dalla grande feudalità dell'Europa nord-occidentale cui si unì, prima del Bosforo, quella normanna dell'Italia meridionale. Tra i grandi nobili europei che mossero con l'esercito alla volta della Terrasanta c'erano Raimondo conte di Tolosa, Goffredo di Buglione duca di Lorena, e suo fratello Baldovino conte delle Fiandre; dal sud dell'Italia si erano messi in moto Boemondo principe di Taranto e Tancredi d'Altavilla; della partita fu anche Roberto duca di Normandia che, si disse, aveva dovuto impegnare le rendite future dei propri feudi al fine di trovare il denaro necessario per la spedizione. Furono questi uomini con i loro seguaci che, dopo non pochi problemi con le guarnigioni bizantine dei territori attraversati, si presentarono a Costantinopoli per decidere assieme all'imperatore Alessio le linee strategiche per il proseguimento della campagna. Da subito non mancarono i guai; i grandi signori europei, indipendentemente da ciò che pensava o desiderava papa Urbano, non avevano lasciato le loro terre per mettersi a disposizione dell'imperatore greco. Essi, che fossero o no mossi da un sincero spirito di crociata ( e almeno su Boemondo e i suoi Normanni qualche dubbio è lecito avanzarlo ) erano anche spinti dal desiderio di acquisire possessi e feudi, strappandoli con le anni agli infedeli, e per questo volevano le mani assolutamente libere dalle necessità politiche di Bisanzio. I dissensi furono alla fine appianati in qualche modo: i nobili crociati accettarono, non si sa quanto sinceramente, di rendere omaggio all'imperatore, un omaggio di tipo feudale la cui forma e valenza probabilmente il greco Alessio non riuscì nemmeno a capire fino in fondo; con questa soluzione la spedizione crociata si mise in viaggio verso est. Quali fossero le reali forze dei crociati a quel punto è molto difficile dire: probabilmente, dopo essersi riuniti a quel che restava della crociata popolare di Pietro l'Eremita, l'esercito europeo poteva contare su almeno 100.000 uomini, anche se è molto difficile dire quanti di questi fossero veri combattenti. L'esercito si mise in marcia, lasciando Bisanzio nella primavera del 1097 e presto mise sotto assedio Nicea, la piazzaforte selgiuchida più vicina alla capitale imperiale. Dopo aver respinto un tentativo del sultano turco Kilij Aslan di rifornire la città, i crociati presero la fortezza e si misero in marcia verso sud per raggiungere la Cilicia e di qui la Siria. Nel corso del movimento l'annata franca inflisse una disastrosa sconfitta ad Aslan nella battaglia di Dorileo, mostrando quella superiorità tattica che, almeno nella prima fase delle crociate, permise agli occidentali di avere spesso la meglio in campo aperto sul nemico. Dopo aver attraversato le montagne anatoliche, con una marcia estiva durissima, l'annata crociata entrò in Siria e mise sotto assedio la grande città di Antiochia. La minaccia ad Antiochia, antica città di origine ellenistica e sede di uno dei più importanti patriarcati cristiani di tutto l'oriente, mise in allarme i potentati musulmani della zona, che per la prima volta compresero il pericolo proveniente dalla spedizione crociata e tentarono di mandare un'armata di soccorso alla città assediata. I crociati si trovarono in grave difficoltà, per la prima volta dalla partenza della spedizione; ma, privo di una figura di spicco e preda di gravi divisioni interne, il mondo musulmano non fu in grado di approfittarne. Respinti sia pure a fatica i tentativi di soccorso alla città, i cristiani riuscirono a espugnare la città, sembra per tradimento di alcuni degli abitanti. Era il 1098: il primo grande successo della crociata era stato conseguito. Assieme al successo arrivarono anche i primi dissapori tra i signori crociati. Si radicalizzarono gli attriti sempre presenti tra i Francesi del nord, i meridionali di cultura occitana e i Normanni d'Italia. Boemondo, ottenuto il principato d'Antiochia, si rifiutò di procedere lasciando all'armata in marcia verso Gerusalemme solo Tancredi e una parte dei Normanni. Anche Raimondo di Tolosa era insoddisfatto. Avendo sperato a lungo di essere nominato capo unico della spedizione, rimase molto deluso quando seppe che a lui sarebbe toccata solo la contea di Tripoli, una delle città libanesi che i crociati presero durante la marcia lungo la costa verso la Palestina. Fu con questo bagaglio di problemi e di divisioni che, in ogni modo, l'esercito crociato giunse sotto le mura di Gerusalemme nei primi giorni del giugno 1099. L'obiettivo sognato e costato tanti sacrifici, il Santo Sepolcro, era vicinissimo, ma restava da conquistare la città e sconfiggere la guarnigione musulmana che la difendeva.

Le Forze in Campo:

Le forze crociate, compresi i rinforzi dei marinai genovesi, non dovevano superare i 15.000 uomini sotto le mura di Gerusalemme. Ancora più difficile è dare una stima corretta della guarnigione musulmana, ma credo che, data l'estensione delle mura si possa pensare a 7.000, 9.000 combattenti.

La Battaglia:

Per quanto non fosse una fortezza imprendibile, la città di Gerusalemme era ben difesa. La guarnigione musulmana, in previsione dell'assedio, aveva restaurato le mura, in gran parte risalenti al periodo romano o bizantino, e aveva approfondito i fossati posti a difesa delle mura stesse. Per rendere difficile la vita agli assedianti, inoltre, la guarnigione aveva razziato le risorse dei villaggi circostanti e avvelenato i non molti pozzi d'acqua disponibili. Nella calura dell'inizio d'estate palestinese, i crociati si sarebbero ben presto trovati a dover fare i conti con la sete. Anche la scarsezza di legname, tipica di quei luoghi, costituiva un problema per l'esercito assediante. Privi del materiale necessario alla costruzione di torri e altre macchine d'assedio, i crociati lanciarono un primo assalto alle mura il 7 giugno, riprovando ancora il 13, ma gli attacchi furono respinti, con una certa facilità, dalla guarnigione. A risolvere la situazione fu l'arrivo di una flotta genovese a Giaffa, il 17 giugno: oltre a fornire ai Franchi il materiale da costruzione necessario, trasportava numerosi carpentieri navali che misero a disposizione la loro perizia per la costruzione di macchine da lancio e di due grandi torri d'assedio con cui attaccare le mura. Mentre i Genovesi sotto la supervisione di Guglielmo Embriaco lavoravano alla costruzione delle macchine, l'esercito crociato, sempre più sofferente per la sete, dovette affrontare anche diversi disperati tentativi di sortita degli assediati, che vedevano con orrore crescere le costruzioni dei Genovesi. Alla fine tutto fu pronto per la metà di luglio. Il piano dei crociati prevedeva due diversi attacchi; a sud sarebbero stati gli uomini di Raimondo, con una torre, ad attaccare le mura, non lontano dalla porta del monte Sion. A nord, con la seconda torre, appoggiata da un grande ariete, l'attacco sarebbe stato condotto da Goffredo di Buglione coi suoi Lorenesi, i Fiamminghi e i Normanni di Roberto. Per consentire l'avvicinamento alle mura delle torri montate su ruote i crociati avevano riempito il fossato di terra, formando delle rampe su cui spingere gli ordigni. Di fronte alla determinazione dell'attacco e al potere offensivo delle macchine la guarnigione, anch'essa stremata dall'assedio, dopo una prima resistenza cedette e i crociati, da entrambe le parti, si riversarono in città. Quello che accadde dopo non fu molto edificante, nonostante gli appelli alla calma di alcuni dei nobili: i crociati si diedero ad un massacro, violento ed indiscriminato, che coinvolse la popolazione islamica e quella ebraica in primo luogo, ma che non risparmiò nemmeno quella cristiana, numerosa in città, aderente ai molti culti orientali delle cui chiese la città era ricca. L'obiettivo principale della crociata era stato raggiunto, il Santo Sepolcro tornava in mani cristiane; ma per far questo le strade della Città santa erano state inondate di sangue.

Le Conseguenze:

La più diretta conseguenza della presa di Gerusalemme fu la nascita di uno stato, anzi, di una serie di stati latini in Palestina, Libano e Siria, formando quello che in seguito sarebbe stato chiamato Outremer, l'Oltremare. Subito dopo la presa della città Goffredo di Buglione, che avendo rifiutato la corona di re di Gerusalemme era stato nominato difensore del Santo Sepolcro, affrontò e sconfisse ad Ascalona un'ar-mata egiziana che muoveva, tardivamente, contro la Città santa. Questo permise il consolidamento dello stato crociato di Gerusalemme e il regno nel 1100 ( alla morte di Goffredo il fratello Baldovino I era salito al trono ) andò a formare il nucleo degli stati latini in Oriente con la contea di Edessa, il principato di Antiochia e la contea di Tripoli. Anche dopo che la controffensiva islamica, con la vittoria di Hattin da parte del Saladino, aveva fatto perdere ai latini Gerusalemme, gli stati crociati sopravvissero. Dall'Europa furono lanciate una serie di altre crociate che, se non riuscirono mai a riaffermare la sovranità latina sulla Città santa, consentirono ai possedimenti crociati di sopravvivere fino al 1291 quando, con la presa di San Giovanni d'Acri, il sultano mamelucco d'Egitto Baybars mise fine per sempre all'avventura crociata.

 
Torna ai contenuti | Torna al menu