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Aquileia

Borghi > Friuli Venezia Giulia

Nella bassa pianura friulana, congiunta alla laguna di Grado e al mare dal fiume Natissa, sorge Aquileia, colonia fondata dai Romani nel 181 a.C. quale testa di ponte verso la Carnia. Proclamata capitale della X legione italica dall'imperatore Augusto, la città visse una lunga stagione prosperità grazie alla sua posizione lungo grandi vie consolari, che resero il suo porto un fondamentale crocevia di traffici tra l'Adriatico e un vasto entroterra. Devastata da Attila nel 452, fu abbandonata quando il suo patriarca si trasferì a Grado per l'arrivo dei Longobardi (568); i primi bagliori di una ripresa si ebbero soltanto dopo il Mille, con la nascita di uno Stato patriarcale destinato a protrarsi fino al 1420. Entrambe queste fasi hanno lasciato cospicue testimonianze, rappresentate rispettivamente da una vasta area archeologica e dalla grandiosa basilica di Nostra Signora. I resti dell'Aquileia romana giacciono lungo la via Julia Augusta, un tempo cardus maximus della città, attorno al quale sono ordinatamente distribuite le rovine del foro, gli scavi del porto fluviale, il teatro, l'anfiteatro, due acquedotti, le terme, un mausoleo di età augustea, avanzi di cinte murarie di varie epoche e una grande quantità di edifici, tra i quali il complesso del palazzo imperiale. Tutto ciò che vi è stato rinvenuto ( busti, stele, statue, sarcofagi, altari, vetri, ambre e pietre incise ) riposa oggi nelle teche del locale Museo Archeologico Nazionale, uno dei più importanti d'Italia per le antichità romane. Presso il corso del Natissa, alto sul porto romano che vide transitare mercanzie esotiche di ogni genere, svetta da mille anni il possente campanile della citata basilica, leggermente discosto da quella. Esso completa l'insigne monumento, ricostruito in forme romaniche tra il 1021 e il 31 dal patriarca Poppone sul luogo di un precedente edificio di culto paleocristiano che un'iscrizione riferisce al vescovo Teodoro (inizi IV secolo). L'interno, ricostruito in forme gotiche dopo il terremoto del 1348, conserva la straordinaria pavimentazione musiva della chiesa originaria, con la sua magniloquente simbologia religiosa, nonché altri mosaici, affreschi e opere plastiche che abbracciano quasi un millennio di storia, documentato in parte anche nel vicino Museo del Patriarcato. Al di sotto della chiesa si aprono inoltre due cripte: la prima, in corrispondenza del presbiterio, è rivestita di affreschi bizantineggianti del XII secolo, mentre la seconda, chiamata Cripta degli Scavi, consente un viaggio a ritroso nel tempo fino all'epoca di Teodoro.

 
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