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Amalfi

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Affacciata su uno degli angoli più incantevoli del Tirreno, Amalfi ci accoglie con le sue pittoresche case di ispirazione orientale disposte su terrazze digradanti verso il mare e protette alle spalle dai monti Lattari, che regalano scampoli d'estate anche in pieno inverno. Tra gli ingredienti del suo successo, oltre alla luce e ai colori di cui si ammanta tutto l'anno, ci sono secolari valori di civiltà e un patrimonio artistico di assoluto valore, fusi qui in quell'insieme di suggestioni che prende il nome di Costiera amalfitana. Tra il X e l'XI secolo il mare blu cobalto che le fa da cornice fu teatro e artefice dell'ascesa di Amalfi quale potenza marittima tra le più solide e opulente del Mare Nostrum, in grado di fondare banchi e case di commercio in molti porti, e di stabilire colonie in Sicilia, in Puglia, in Libia, in Egitto e a Costantinopoli. Imperitura testimonianza di quel fulgido periodo rimane la Tabula Amalphitana, codice marittimo ( pervenutoci in una redazione del XIV secolo) nel quale sono raccolte le leggi e le consuetudini della Repubblica, conservato al Museo civico allestito all'interno del palazzo del Municipio. Prima fra le repubbliche marinare, Amalfi riuscì a tessere una rete di relazioni e di attività mercantili che le assicurarono prosperità economica ma risvegliarono anche gli appetiti delle sue rivali, prima fra tutte Pisa, che nel 1135 la strinse d'assedio riuscendo a saccheggiarla e a renderla propria tributaria. Fu l'inizio di un declino sancito due secoli più tardi da una furiosa tempesta, che nel 1343 distrusse irreparabilmente la sua attrezzatura portuaie. Al mare, cui dovette la sua ascesa, Amalfi pagò dunque un caro prezzo, restituitole però con gli interessi alcuni secoli più tardi, quando la città divenne dapprima soggiorno di romantici viaggiatori ottocenteschi e quindi vedette del turismo di massa. Principale icona cittadina è il duomo, preceduto da una monumentale scalinata: fondato nel X secolo, ampliato nel XIII e barocchizzato agli inizi del Settecento, si presenta con una facciata policroma di ispirazione normanna ( ricostruita tra il 1875 e il 94 ) nella quale si apre un portale bronzeo bizantino dell'XI secolo. Sulla sinistra svetta il campanile, ultimato nel 1276 e caratterizzato da un coronamento a torricelle con archi intrecciati, mentre all'interno spiccano i due amboni dei secoli XII e XIII. Dall'atrio del duomo si accede al Chiostro del Paradiso, ascrivibile agli ampliamenti effettuati nel XIII secolo, le cui colonne binate sorreggono archi acuti intrecciati di gusto gotico-arabo.

 
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