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Alfredo Guzzoni

Biografie

ALFREDO GUZZONI, l'ultimo italiano della storia a comandare un'armata in battaglia, nacque a Mantova il 12 aprile 1877. Nell'autunno del 1894 entrò alla Scuola militare di Modena, e ne uscì con la nomina a sottotenente di fanteria il 30 ottobre 1896. Nel 1907 fu ammesso alla Scuola di guerra e ne superò con esito positivo i tre anni di corso, cosicché nel 1910 fu promosso capitano e ammesso nel Corpo di stato maggiore. Nella Grande Guerra ricoprì incarichi di stato maggiore. Il 16 settembre 1917 fu promosso colonnello e, dopo la rotta di Caporetto, sotto il nuovo capo di stato maggiore, generale Armando Diaz, Guzzoni fu capo dell'Ufficio operazioni del Comando Supremo e dopo l'armistizio capo di stato maggiore della Commissione interalleata di controllo in Germania. Rientrato in Italia nel 1920, ricoprì l'incarico di capogabinetto presso il ministero della Guerra, e fu poi comandante del 58° reggimento fanteria. Promosso generale di brigata nel 1926, comandò la 3° brigata alpina e poi l'Accademia di Modena. Promosso generale di divisione, comandò la divisione militare di Roma fino a quando, nel novembre 1935, fu nominato vicegovernatore dell'Eritrea. Finita la campagna contro l'Etiopia e proclamato l'impero, Guzzoni fu elevato al rango di governatore generale dell'Eritrea. Promosso generale di Corpo d'armata e rientrato in Italia nel 1938, gli fu affidato il comando del Corpo d'armata di Udine, che resse finché, il 31 marzo 1939, con soli sei giorni di preavviso, gli fu comunicato che avrebbe comandato il corpo di spedizione per l'occupazione dell'Albania, dove rimase fino alla vigilia dell'entrata in guerra dell'Italia, quando assunse il comando della IV Armata, che guidò nella campagna delle Alpi occidentali. Tenne questo comando fino al 29 novembre 1940, quando Mussolini, in seguito al mutamento di vertici dovuto dalle dimissioni di Badoglio da capo di stato maggiore generale, nominò Guzzoni sottosegretario di stato alla guerra e sottocapo di stato maggiore generale. Tuttavia, Guzzoni si dimise da entrambe le cariche il 24 maggio 1941, e non ricoprì alcun incarico fino al 20 maggio 1943, quando gli fu affidato il comando della VI Armata. Cominciata l'operazione Husky e considerate le truppe a disposizione, Guzzoni diresse con discreta abilità le operazioni contro gli Alleati, ma dopo una settimana si ritrovò di fatto, anche se non formalmente, esautorato dal generale tedesco Nube. Guzzoni collaborò comunque con i tedeschi fino al 9 agosto, quando il comando supremo italiano gli ordinò di trasferirsi sul continente. Nel periodo di confusione dopo l'8 settembre, Guzzoni fu arrestato nella Repubblica sociale italiana con l'accusa di tradimento. Si salvò dal plotone di esecuzione grazie alle testimonianze dei suoi colleghi tedeschi, che confermarono la sua lealtà verso l'Asse nella difesa della Sicilia. Guzzoni poté così tornare a Roma dalla sua amante ungherese, e condusse vita ritirata fino alla morte, avvenuta il 15 aprile 1965. Pingue, di bassa statura, con una calvizie che talvolta cercava di mascherare con un parrucchino, Guzzoni non fu certo il più marziale dei generali italiani, ma il suo compito in Sicilia fu quasi disperato. Nessun appunto è possibile muovergli finché fu lui a dirigere le operazioni, e averne lasciato poi la conduzione ai tedeschi senza intralciarli non è da considerarsi, in quel momento come un demerito.

 
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