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Albert Kesselring

Biografie

ALBERT KESSELRING nacque il 30 novembre 1885 in Baviera, a Marktsheft am Mein, da una famiglia della buona borghesia locale. Completati nel 1904 gli studi ginnasiali, due anni dopo entrò come Fahnenjunker ("alfiere") nel 2° reggimento di artiglieria bavarese, insieme al quale prese parte al primo conflitto mondiale. Ufficiale abile ed esperto, salì presto i gradini della scala gerarchica, passando dalle batterie a incarichi sempre più prestigiosi presso i vari stati maggiori, sino a venire distaccato, nel 1917, da principio sul fronte orientale, quindi presso il comando del 2° Corpo d'armata. Solo nel 1922, però, la sua carriera (che aveva languito nel difficile clima del dopoguerra) giunse a una svolta. In tale anno fu infatti chiamato a Berlino per partecipare alla riorganizzazione del Reichsheer secondo i limiti fissati dal trattato di Versailles. Dal 1922 al 1929 fu quindi al Ministero della difesa, presso lo stato maggiore dei generali von Seeckt e von Schleicher. Da qui, dopo avere ricoperto l'incarico di Commissario per le economie dell'esercito (Sparkommissar), dal 1929 al 1931, e dopo un breve periodo di comando operativo (1931-1932), nel 1933 fu trasferito al neonato Commissariato (in seguito Ministero) dell'aeronautica, con la qualifica di direttore (civile) dell'amministrazione. Nel 1936 ritornò al servizio attivo, con la nomina a capo di stato maggiore della Luftwaffe, seguita, in rapida successione, da quelle a comandante della 3° regione aerea (1937) e della 1° Flotta aerea "Luftflotte n.1" (1938). Nel 1939 partecipò all'invasione della Polonia, alla testa della Luftflotte n.1, inquadrata all'interno del Gruppo d'armate nord del generale von Bock. L'anno successivo, sempre con von Bock, prese parte (come comandante della Luftflotte n.2) alla pianificazione delle operazioni per l'invasione del Belgio e dei Paesi Bassi, di quelle nell'area di Dunquerque e all'elaborazione dei piani per l'invasione della Gran Bretagna, ricevendo per questo il bastone di maresciallo. Nel 1941, all'avvio dell'operazione Barbarossa, fu inviato sul fronte orientale, dove ebbe modo di collaborare ancora con von Bock (Gruppo d'armate centro) prima di essere trasferito, in dicembre, nel teatro mediterraneo. Qui. fra l'inverno 1942 e l'estate 1943, fu impegnato in tutte le principali campagne nordafricane, in Sicilia e nell'Italia meridionale. Nonostante i suoi sforzi, non riuscì a far comprendere ai vertici militari del Reich il valore strategico di Malta. La sua azione fu, quindi, sino alla sconfitta di El-Alamein, limitata al sostegno all'offensiva delle forze terrestri. Come comandante in capo delle forze dell'Asse presenti nel teatro, nonostante gli attriti spesso violenti con Rommel, svolse inoltre un ruolo essenziale nel rallentare l'avanzata delle forze alleate, sia durante l'invasione della Sicilia, sia dopo il loro sbarco a Salerno. riuscendo più volte ad arrestarne lo slancio, dapprima lungo la Linea Bernhard (monte Cimino, monte Maggiore e monte Sammucro), quindi lungo la Gustav (Garigliano-Sangro). Non fu però in Italia che concluse il conflitto. Costretto nell'ottobre 1944 a lasciare il comando a causa di un grave incidente stradale nel quale era stato coinvolto, ritornò nella penisola solo per un breve periodo, all'inizio del 1945, per coordinare la resistenza lungo la Linea Gotica, prima di essere nominato, in marzo, successore di von Rundstedt quale comandante in capo delle forze operanti sul fronte nordoccidentale. Fatto prigioniero, fu condannato a morte, nel 1947, per crimini di guerra, pena successivamente commutata, dapprima in quella dell'ergastolo, quindi a quella di venti anni di detenzione. Nel 1952, comunque, lasciò il carcere (civile) di Werl, nella Germania occidentale, in cui era stato sino ad allora detenuto. Morì otto anni dopo, il 16 luglio 1960, a Bad Nauheim, non lontano da Francoforte, stroncato da un cancro alla gola.

 
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