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Adriano Visconti di Lampugnano

Biografie

ADRIANO VISCONTI DI LAMPUGNANO nacque a Tripoli (Libia) l'11 novembre 1915 da una famiglia di lontane origini aristocratiche, emigrata dall'Italia all'epoca della prima occupazione della colonia. Diplomatosi nel 1934 ragioniere e perito commerciale presso l'Istituto tecnico G. Marconi, nel 1936 riuscì ad essere ammesso all'Accademia aeronautica di Caserta (Corso Rex), acquisendo nel 1938 il brevetto di primo grado e l'anno successivo ( completato il ciclo di addestramento ) quello di pilota militare, insieme al grado di sottotenente pilota in s.p.e. Qualificatosi assaltatore alla scuola di specialità di Ghedi, nel settembre 1939 venne infine destinato al 50° stormo d'assalto (159° squadriglia, 12° gruppo d'assalto), di stanza a Berka (Bengasi). Nonostante le iniziali difficoltà di adattamento (che condussero, fra l'altro , al suo trasferimento per un breve periodo alla 23° squadriglia, 2° gruppo aviazione di presidio coloniale), la sua carriera fu rapida. Promosso tenente pilota in s.p.e. il 4 maggio 1940, il 21 giugno venne proposto per l'assegnazione della medaglia di bronzo, prima delle tre decorazioni che avrebbe raccolto durante la prima fase della campagna nordafricana. Successivamente, preso in forza l'8 marzo 1941 dalla 76° squadriglia, 7° gruppo, 54° stormo caccia terrestre, partecipò a numerose operazioni nel teatro mediterraneo, passando efficacemente dalle missioni di scorta a quelle di interdizione, e svolgendo i suoi primi voli di ricognizione fotografica. Nuovamente decorato (un'altra medaglia di bronzo il 15 giugno 1942 e una d'argento il 13 agosto successivo), il 18 marzo 1943 venne promosso capitano pilota e due giorni dopo inviato in Tunisia al comando della 76° squadriglia. Insignito di un'altra medaglia d'argento (29 aprile 1943) abbandonò definitivamente l'Africa solamente l'11 maggio, per assumere, il giorno 20, il comando della 310° squadriglia autonoma caccia aerofotografica. Dopo l'armistizio dell'8 settembre, la liberazione di Mussolini e la costituzione della Repubblica Sociale optò per entrare nella neocostituita Aeronautica nazionale repubblicana, venendo assunto in forza dal 1° gruppo caccia del maggiore Luigi Borgogno il primo novembre. Il 19 dicembre assunse quindi il comando della 1° squadriglia (Asso di bastoni), alla testa della quale condusse la sua prima operazione il 3 gennaio 1944. Trasferito il 12 gennaio a Campoformido, per tutto il 1944 operò nei cieli dell'Italia nordorientale, impegnato prevalentemente in missioni di interdizione. Il primo maggio 1944, venne promosso maggiore pilota per meriti di guerra, e confermato comandante del 1° gruppo, incarico che aveva assunto in forma interinale a partire dal 23 febbraio. In tale veste ebbe non pochi screzi con le autorità tedesche da cui operativamente il gruppo dipendeva. Ciò non gli impedì, comunque, fra il novembre 1944 e il febbraio 1945, di trascorrere un lungo periodo in Germania, per familiarizzare con il Messerschmitt Bf 109 G di cui il gruppo avrebbe dovuto essere dotato. Al rientro in Italia, però, la situazione delle forze repubblicane si era fatta critica. Il 14 marzo ebbe il suo ultimo scontro aereo, nel quale fu abbattuto. Trascorse quindi la maggior parte del mese di aprile nel tentativo di avviare contatti con le brigate partigiane operanti nel gallaratese (dove il reparto era stato trasferito) e siglando, il giorno 28, con i rappresentanti del CLNAI, la resa delle forze dell'ANR poste al suo comando. Trasferito a Milano la mattina dopo, nonostante le garanzie ricevute, venne fucilato insieme al sottotenente Stefanini, suo aiutante di campo, nel cortile della caserma Savoia Cavalleria, dove venne sepolto prima della traslazione della salma il 15 maggio al cimitero di Musocco.

 
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